//Gruppo di cresimandi all’OPSA
OPSA-Navicella

Gruppo di cresimandi all’OPSA

PARROCCHIA DELLA NAVICELLA.

Una visita speciale

Se volessero accompagnarvi in un posto soprannominato “Casa della gioia” che cosa vi aspettereste di trovare? Certamente non immaginereste che questa casa potesse essere abitata da persone con gravi disabilità intellettive o altre forme; da malati di Alzheimer e da anziani non autosufficienti… Noi ci siamo andati, per “toccare con mano” e scoprire quanta verità possa esserci in questo nome: “Casa della gioia”. Un bel gruppo di ragazzini prossimi alla Cresima, le loro catechiste, un gruppo di animatori di varie età, don Simone, tutti insieme dalla parrocchia della Beata Vergine della Navicella, domenica 28 aprile, con destinazione l’O.P.S.A. (Opera Provvidenza Sant’Antonio) a Sarmeola, Padova. La nostra visita è partita dal “cuore” di tutto il complesso, cioè la chiesa. Un imponente mosaico con uno splendido Gesù Risorto, vibrante di colore e di vita ci accoglie. La nostra guida è Lorenza, una giovane, laica consacrata, che con grande semplicità ci accompagna in questo percorso… ed è davvero brava a rendere partecipi i nostri ragazzi che, con spontaneità, tentano delle risposte alle sue domande. Il clima si fa subito amichevole grazie anche alla presenza di Roberto, un giovane-adulto simpaticissimo che sta sempre con noi in queste due ore e ci fa sorridere con le sue battute. Sogna di fare il chierichetto al Vescovo Claudio, di Padova. Roberto è insieme a tantissimi altri un ospite dell’O.P.S.A. Da più di quarant’anni vive qui… ma non è chiamato malato, paziente o disabile bensì ospite… E l’ospite, come sappiamo, nella Bibbia è persona sacra. Sempre in chiesa Lorenza fa per noi una sottolineatura essenziale: il servizio è sempre preceduto dalla preghiera perché nella preghiera tutti i frutti più belli hanno origine. Davanti a noi c’è Gesù Eucaristia e Lorenza ci spiega come sia stato lo stesso Vescovo Bortignon, fondatore dell’Opera, a volere che l’Eucaristia fosse solennemente esposta tutti i giorni per l’adorazione e la preghiera, qui all’Opera Provvidenza Sant’Antonio. Lui stesso, ci racconta sempre Lorenza, passò la notte in preghiera sulla tomba del Santo prima di iniziare questa grande struttura residenziale. Nel 1960 egli poté quindi dare risposta ad un problema umano e sociale molto grande che consisteva nell’emarginazione e nell’abbandono di persone disabili e completamente prive di assistenza. Proprio in chiesa abbiamo avuto anche il piacere di una visita inaspettata, mons. Magarotto Vescovo di Chioggia dal 1990 al 1997. Da qualche anno vive qui, in una comunità dedicata ai religiosi anziani. Ci saluta, ed esprime con cordialità il suo personale e caro ricordo della nostra città e ci benedice… La nostra visita prosegue poi in palestra e successivamente a scoprire la storia dell’Opera e gli aspetti della vita quotidiana attraverso una mostra fotografica e alcuni lavori realizzati in passato da chi ha abitato qui. Nel lunghissimo corridoio che attraversiamo incrociamo molti volti, il clima è familiare, i sorrisi si moltiplicano reciprocamente e i nostri ragazzi, come se fossero già venuti qui altre volte, sembrano perfettamente a loro agio… mi torna in mente, continuamente, il mosaico con il Risorto, i suoi colori vivaci, la speranza e la gioia che infonde, si respira la gioia del Risorto qui. Negli anni, all’O.P.S.A., oltre ai professionisti che vi lavorano, si sono succeduti (e tutt’ora si succedono) moltissimi volontari, giovani e meno giovani… mani, cuori e volti della provvidenza, persone amorevoli e sensibili come è richiesto dalla fragilità degli ospiti. L’Opera è divenuta un vero e proprio strumento di carità e di condivisione dove al centro è messo il fratello bisognoso: “Cristo in fratribus” è scritto all’ingresso dell’O.P.S.A. Molti volontari dicono di aver incontrato Gesù nel volto di queste persone che difficilmente riescono a comunicare e parlare molto, ma che posseggono un sorriso disarmante e uno sguardo che riesce a vederti come sei dentro. Grazie a loro è possibile toccare con mano la concretezza della vita e la loro autenticità ti fa venire voglia di togliere ogni maschera, ogni difesa, di essere più vero pure tu. Alla fine ci è stato chiesto di sintetizzare in una parola questo incontro… e tutti dai più piccoli ai più grandi hanno dato il loro contributo. La parola che più è ricorsa è stata: sorriso. D’altra parte, cosa vi aspettavate nella “Casa della gioia”?

 Mariangela