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La caduta dei vip

COSTUME & SOCIETA’

Celebrità, questione dei rider: azioni, reazioni e convinzioni

I vip, per dirla schietta, non sono mai stati simpatici a nessuno. Da quando poi è stato coniato il termine “vip” la sopportazione è diventata ardua. Passi il grado di “celebrità”, ma il fatto che qualcuno possa essere considerato una “persona molto importante”, come suggerisce la traduzione del termine “vip”, solo perché la ruota della fortuna ha girato a suo favore proprio non si riesce ad accettarlo. E con questa convinzione si tende a buttare nel calderone chiunque, dal primo all’ultimo, senza badare al duro lavoro di qualcuno o al talento di qualcun altro. Fa parte del pregiudizio, viene nutrito dall’invidia, è intriso di gelosia nei confronti di chi ha tanto, in certi casi troppo, talvolta senza merito. Ecco il perché dello schieramento compatto delle persone comuni con i fattorini del cibo a domicilio, i tanti ragazzi che ogni giorno, che sia pioggia, vento, neve o burrasca, macinano chilometri per portate i pasti a casa. Un semplice ragionamento: la paga è quello che è, tutti lo sanno, l’hanno scritto i giornali e ne ha discusso il Parlamento, almeno dai clienti più benestanti ci si aspetterebbe, se non una pubblica presa di posizione per perorare la causa, almeno la basilare mancia. Che sarà mai una manciata di monete per chi ha i milioni in banca? Ed ecco la rivolta dei rider: tanti vip non danno mance alla consegna e noi facciamo i nomi. Così è stato: l’elenco era su tutti i siti, su tutti i giornali, alcuni sono stati intervistati in proposito, altri hanno rilasciato spontaneamente dichiarazioni sui social. Tutti sono stati bersagliati d’insulti dal popolo della rete. Ma c’è un colpo ancora più basso e consiste in una frase che a qualcuno ha fatto tremare le gambe: “conosciamo i vostri indirizzi”. Tralasciando il fatto che, in una società civile, anche se si hanno tutte le ragioni e le giustificazioni del mondo, non appena si arriva alle minacce, perché questi erano i connotati della frase, si passa automaticamente dalla parte del torto, la questione fa luce su due evidenze. La prima è la completa estinzione della privacy. Nomi e cognomi si sciorinano senza scrupolo e ovunque, persino nei reality, come visto e sentito di recente. La seconda è l’eccessiva aspettativa nei confronti dei ricchi e famosi. La succitata definizione di “persone molto importanti” fa comodo ai comuni mortali solo quando si tratta di tempestarli di colpi bassi e curiosare nelle loro tasche. In realtà i vip sono e rimangono sempre persone normalissime, con tutto il bouquet di difetti delle persone comuni. Se un individuo è tirchio ed egoista di indole lo sarà da ricco come da povero, infatti non mancano esempi di persone con mestieri normali e conti in banca poco nutriti che aiutano chi sanno essere in difficoltà. Allo stesso modo ci sono milionari che la beneficenza non sanno neppure cosa sia, perché ciò che è mio me lo tengo e gli altri si arrangiassero a guadagnarselo. Qualcuno dei vip intervenuti nella vicenda ha dichiarato di sentirsi in dovere di dare qualcosa a quei poveri ragazzi perché questo è ciò che dovrebbe fare ogni privilegiato: venire incontro come può a chi se la passa peggio. Ma non è neppure detto che i vip si sentano dei privilegiati, anzi, c’è chi afferma di sgobbare fino a 16 ore al giorno, salvo poi scoprire che può contare su 50 collaboratori. E il conto in banca che trasborda non li fa smuovere di un centimetro, perché spesso chi ha tanti soldi ne vuole sempre di più. Chi conosce la ricchezza e gli agi viene sopraffatto dalla paura di un tracollo, visti i tempi, e più si sale più ci si fa male qualora si dovesse cadere. Ma una volta visto il panorama dall’alto si fa di tutto pur di non tornare a guardare il mondo dal marciapiede, e anche 5 euro risparmiati contano. Non esiste un decalogo del vip modello e qualora esistesse sarebbe forse una violazione della libertà di pensiero e azione. Esistono solo le regole morali che ciascuno si impone. Ma per quelle il conto in banca non fa testo.

Rosmeri Marcato