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“Le solitudini del nuovo millennio”

CICLO DI CONFERENZE PROMOSSO DALL’AVULSS

Mercoledì 24 aprile scorso si è concluso il ciclo di 3 conferenze organizzate da Avulss Chioggia sul tema “Le solitudini del nuovo millennio”.

Gli incontri, proposti nell’ambito delle attività di formazione permanente che l’Associazione rivolge istituzionalmente ai propri volontari in ciascun anno sociale, hanno riscontrato la numerosa e attenta partecipazione anche di molti non iscritti.

I relatori hanno trattato il tema secondo i seguenti 3 aspetti proposti:

La solitudine nell’anziano (20 febbraio 2019), relatrice la dott.ssa Francesca Penzo, che ha evidenziato come la “solitudine” da problema individuale sia oggi drasticamente divenuto un problema sociale, soprattutto per gli anziani, nei quali si riscontra il 14% di possibilità in più di sviluppare malattie quali la demenza e l’Alzheimer rispetto a chi non vive il problema della solitudine. È per questo – ha sottolineato la dott.ssa Penzo – che per combattere la solitudine e le sue forme, quali l’isolamento, l’abbandono, l’emarginazione, ecc., è necessario creare “rete” attorno all’anziano, attività nella quale risulta importante e decisivo il ruolo delle associazioni di volontariato. Al termine del suo intervento, la dott.ssa Penzo ha accennato al Progetto Affido, nato grazie al partenariato tra il Comune di Chioggia e alcune associazioni cittadine (tra le quali la stessa Avulss), che si propone lo scopo di offrire stimoli e obiettivi agli anziani soli partendo dal presupposto che non è sufficiente stare assieme agli altri, ma è indispensabile star bene con gli altri, considerando anche che “solitudine” e “isolamento” sono due aspetti distinti di situazioni spesso diverse, e che circa il 70% degli anziani vive la maggior parte del proprio tempo da solo.

Le solitudini nella malattia (3 aprile 2019), relatrice la dott.ssa Antonella Battuello, che ha iniziato il suo intervento evidenziando come vi siano due aspetti distinti per la solitudine dell’ammalato, costituendo un aggravio della sua condizione: la solitudine reale e quella che è percepita nonostante la persona si trovi in compagnia di altri. Alcuni dati riportati dalla dott.ssa Battuello sono risultati sufficientemente significativi per fotografare una situazione che vede l’Italia tra le nazioni dove il fenomeno “solitudine” si manifesta in modo decisamente maggiore. Infatti, il nostro Paese è primo in classifica per le persone che dichiarano di non avere riferimenti certi in caso di bisogno (il 13% contro il 6% della media europea). Inoltre, le statistiche indicano che la solitudine aumenta in relazione diretta con la povertà e la scolarità, fattori che aumentano il rischio di depressione, in quanto l’ammalato – soprattutto se anziano – vede il proprio tempo come un contenitore vuoto, quasi impossibile da riempire. Altra causa che può portare l’ammalato a isolarsi è la “vergogna” per la mancanza di autonomia, totale o parziale, fisica o mentale. 

Le solitudini spirituali (24 aprile 2019), relatore don Marino Callegari, che ha proposto alcune considerazioni di filosofi e dottori della Chiesa per fotografare la situazione, individuando quale causa delle nuove solitudini il proliferare di “luoghi non luoghi”, cioè di ambiti nei quali ciascuno è portato a vivere la propria individualità, arrivando ormai a concepire se stesso come qualcuno “al di sopra degli altri”, instaurando relazioni fittizie ed effimere che, a loro volta, producono altri “luoghi non luoghi”. Tra le cause che stanno aumentando le solitudini spirituali c’è senza dubbio l’invidia, un sentimento inconfessabile (anche se traspare facilmente), che mette in evidenza rabbia, rancore, gelosia… Antidoto all’invidia, sentimento che statisticamente vede gli italiani tra i primi in Europa, è la capacità di esprimere gratitudine: saper “dire grazie” diventa indispensabile per uscirne. Altro sentimento che produce certamente “luoghi non luoghi” è l’accidia, cioè la mancanza o il venir meno di interessi, che porta a svuotare il proprio tempo di senso e di significati.

Tutti relatori hanno anche proposto alcune soluzioni per evitare o mitigare il fenomeno “solitudine”. Alcune sono già state riportate nelle note precedenti, altre possono essere così sintetizzate: creare centri di aggregazione, che possono contribuire a proporre o far nascere nuovi stimoli e obiettivi; incrementare le attività di volontariato, che possono migliorare le situazioni derivanti dalla solitudine grazie ad anche seppur brevi e saltuari momenti di compagnia, magari proponendo all’anziano di prendersi cura di un animale, o spingendolo ad avere rapporti con il vicinato (spesso sconosciuto) o, addirittura, di proporsi egli stesso come volontario; far rivivere gli spazi simbolici che portano con sé le storie – spesso comuni – di chi li ha creati, quali piazze, chiese, ecc., in quanto capaci di generare relazioni e vincere la tristezza, vero verme che consuma il cuore: il “non piacere” per eccellenza. In conclusione, pur sapendo di non aver esaurito il tema proposto, per vincere le solitudini del nostro tempo, grande male e quasi un controsenso della nostra società globalizzata, risulta indispensabile la condivisione nonché la consapevolezza del rispetto che ciascuno di noi deve avere per gli altri, cercando di vivere il tempo presente e non quello idealizzato, perché altrimenti si rischia di perdere il vero significato del nostro essere. 

Vista l’importanza dell’argomento trattato e dei tanti altri aspetti che possono contribuire a definirlo ancor di più, Avulss, nel ringraziare sentitamente gli illustri relatori, ritiene di proporre altri incontri in date e orari che saranno comunicati per tempo e che, presumibilmente, si svolgeranno nell’ultimo trimestre del corrente anno.

 Stelio Vianello