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Comunicare al Paese

di Vincenzo Tosello

La nostra città e diocesi arriva quest’anno alla Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali particolarmente rodata dagli oltre 15 giorni di un “Festival”, che, prendendo spunto dal messaggio del papa, ha messo al centro le “belle notizie” che si possono diffondere attraverso la vasta e variegata serie dei media, rete internet compresa, e che soprattutto si possono – sia prima che poi – vivere e comunicare tra le persone per costruire vere comunità accoglienti. La comunicazione come linfa vitale che anima e innerva la società: una comunicazione che può e deve essere improntata alla positività, senza evidentemente trascurare le carenze e le ombre, ma offrendo sempre più spunti “buoni e belli” che suscitino speranza e che aggreghino le persone attorno a ideali per i quali vale la pena di vivere e di impegnarsi. La comunicazione, e in particolare quella dei media vecchi e nuovi, è alla base di ogni convivenza umana. Ha certamente i suoi vantaggi e i suoi rischi, ma non possiamo farne a meno. In questi giorni siamo particolarmente provocati a cogliere il legame tra comunicazione e politica, dato che gli stessi risultati elettorali in questa tornata europea sono debitori proprio delle diverse forme e dei differenti metodi comunicativi adottati dai leader e percepiti dai cittadini. I quali, del resto, a quanto pare, sono diventati anche piuttosto allergici alla miriade di informazioni che si accavallano e si contraddicono: ne è prova l’alta percentuale di astensioni (44%, il “partito” più numeroso) che induce tutti a meditare sul grado di partecipazione o di delusione presente nel Paese. Anche l’emergere via via di uno o l’altro dei contendenti (ricordiamo il 40% di Renzi nel 2014, il 32% del M5S alle politiche e ora il 34% di Salvini), destinati ad essere poi ben presto rimpiazzati, è da attribuire ad una comunicazione sempre più invasiva, diretta e tempestiva, ma anche fugace, che si fonda su principi fragili e non sembra dare prospettive valide. Abbiamo bisogno, anche in politica, di una comunicazione autentica, non fatta di continue risse e conflitti. C’è bisogno, anzi, di una comunicazione che comprenda anche una “formazione” seria di quanti intendono guidare il Paese, perché non abbiamo a ritrovarci con un pugno di mosche in mano ad ogni scadenza. Nel suo messaggio per questa 53ª Giornata delle Comunicazioni sociali, papa Francesco offre a credenti e non credenti spunti interessanti, a partire dalle metafore della “rete”, della “comunità” e del “corpo” per invitare a costruire rapporti veri: invita ad usare particolarmente i new media non per “intrappolare” – come purtroppo sembra avvenire così spesso anche a livello politico – ma per aprire al dialogo, per superare i cerchi chiusi, che inevitabilmente deludono o rendono asfittici, per desiderare e creare poi veri rapporti tra le persone e tra le comunità reali. Sentirci davvero “membra gli uni degli altri”, in un impegno costante di accoglienza e condivisione, è la condizione per un’autentica convivenza umana ad ogni livello. Su questa strada anche il nostro giornale, nel suo 75° di presenza, vuole impegnarsi.

V.  T.