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Operazione selfie face

COSTUME & SOCIETA’

L’estetica del momento pretende la perfezione in foto

Gli aggiornamenti riguardo le mode da chirurgia estetica sono spesso un modo efficace per tastare il polso ai complessi delle persone. Fisici ma non solo, perché chi sceglie di ricorrere al ritocchino lo fa per piacersi, d’accordo, ma anche per superare situazioni complicate, per dare una svolta cercando di dimenticare un avvenimento quando non basta cambiare taglio e colore ai capelli. Per rivincita, per egocentrismo, per sfida, per scommessa, per delusione, per festeggiare. C’è chi dice che il ritocchino sia ormai come il tatuaggio: tutti ne hanno almeno uno. Non è altro che una diceria senza fondamento, ma è vero che le aggiustatine sono in costante aumento, e in costante abbassamento quanto alle fasce d’età coinvolte. Ma che la chirurgia estetica susciti interesse tra i ventenni non dovrebbe stupire più di tanto. Sono loro ad avere come modelli quelle blogger che postano foto rivedute e corrette grazie a decine di filtri e app. Peccato che ben poche ammettano l’inganno, anzi, qualcuna fa credere di avere la pelle così perfetta solo per merito della tale crema di cui è testimonial, per incentivare l’acquisto e guadagnarci. Poi modificano naso, bocca, zigomi e altro. Chi con il bisturi, chi con lo smartphone, tanto che qualora un follower dovesse incrociarle al supermercato non le riconoscerebbe. A proposito di social e smartphone, gli aggeggi portatili che ormai sono diventati un prolungamento della mano, influenzano di molto la percezione che gli utenti hanno di se stessi semplicemente per via di come si risulta in foto. Le fotocamere dei telefoni recenti sono potentissime, catturano ogni dettaglio, valorizzano i toni più scuri come quelli chiari, le immagini in movimento, guardano con lo stesso occhio clinico i paesaggi, gli oggetti e le persone. Forse per queste ultime fin troppo. Se si utilizza la fotocamera principale, quella sul retro dell’apparecchio è come scattare una foto con la classica macchina fotografica, ma più realistica. Se si passa alla fotocamera secondaria, quella per i selfie, non ci si riconosce più, come le blogger, anche senza filtri. Ci sono delle percentuali precise di ingrandimento e compressione dei tratti del viso che risultano dall’immagine scattata, calcolati dai tecnici e confermati dai chirurghi stessi, frequentemente interpellati per esprimere la loro opinione riguardo la sindrome da selfie, che ti fa vedere più brutto, più grasso e più corto. In più esaspera i difetti e ne aggiunge. La grana della pelle, in compenso, è nello scatto quasi come dal vivo. Il risultato, spesso disastroso nonostante tutti gli accorgimenti di angolazione del telefono e direzionalità della luce e dei chiaroscuri, necessita di qualche ritocco, appunto, per essere presentabile. Ma arriva il giorno in cui si desidera essere davvero come in foto. Ecco il perché dell’aumento delle richieste di interventi mirati proprio a venir bene in foto. Come se l’apparenza che si posta fosse più importante di quella che ci accompagna nella vita reale quotidiana. La chiamano selfie face, e più che un’esagerazione è l’ennesima conseguenza dei tempi che corrono. Viva la tecnologia.

 Rosmeri Marcato