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Camminare coi Santi

di Vincenzo Tosello

La festa dei Santi Martiri Felice e Fortunato, patroni della nostra città e della diocesi clodiense, ritorna ogni anno a ricordarci le nostre radici e a rilanciare la nostra vita personale e comunitaria, rinsaldando i vincoli umani e cristiani che ci legano. Da dieci anni facciamo memoria, nello stesso giorno, anche dell’ingresso del vescovo Adriano nella nostra diocesi: la circostanza del decennale, dunque, carica di particolare significato l’evento. Riandare alle origini della nostra Chiesa locale – ma anche al titolo di città per Chioggia e all’aggregazione ecclesiale e civile del suo territorio, dal litorale lagunare al delta polesano – diventa insieme motivo di orgoglio per una storia che ci ha temprati e di impegno per un presente e un futuro che ci devono vedere protagonisti nella costruzione di un mondo nuovo e accogliente. Non si può, infatti, ridurre la festa a semplice evocazione, con il rischio che essa si limiti alla dimensione folkloristica – che pure ha il suo valore culturale e didattico (al riguardo merita sempre sottolineare il riferimento alla festa dei Santi scelto dagli organizzatori del Palio della Marciliana che si vive da quasi trent’anni in città la settimana successiva coinvolgendo centinaia di figuranti e attraendo cittadini e turisti). Ogni evocazione deve fondarsi sui valori che la ispirano e deve dunque rivitalizzarli perché il messaggio che arriva alle presenti e alle future generazioni sia efficace e propositivo. Quello che va recuperato, grazie anche alle varie iniziative, è il senso di comunità e di popolo che a volte rischia di affievolirsi o di svanire nel vortice delle cose da fare o da difendere da differenti punti di vista e di azione. Senso di comunità, evidentemente, non esclusiva ma inclusiva; che non si arrocca come nelle antiche contese, ma che si apre alla conoscenza e all’interscambio reciproco. Anche questo è il ruolo del pastore, che tiene unito il gregge affidatogli, accompagnandolo nel tragitto del tempo e dello spazio in cui è destinato a camminare, incontrando vicende e persone le più disparate, che diventano appello a camminare insieme. Avremo modo di esprimere nei prossimi giorni – sia come comunità ecclesiale che come comunità civile – la vicinanza e la riconoscenza al vescovo Adriano per la sua decennale presenza attiva e operosa in mezzo a noi. Siamo lieti che a ravvivare i legami ecclesiali e civili tra noi siano proprio i patroni Felice e Fortunato, emblema della nostra storia religiosa e profana, come del resto è pure l’immagine del Crocifisso di San Domenico, del cui volto così eloquente è stata donata copia preziosa al vescovo proprio in questa circostanza. Radici e memorie sono importanti, ma è necessario attualizzarle e renderle sempre “parlanti”. Vorremmo comunicare davvero a tutti, giovani compresi, questa fede e questi valori comuni che costruiscono e non distruggono, che impegnano nella speranza e non abbattono nell’angoscia, che rinsaldano rapporti e non li disfano. Il Festival della Comunicazione, appena concluso, ci sia di stimolo per comunicare sempre più e meglio il vangelo che, come annuncio cristiano, è anche profondamente umano.  

V.  T.