//Messiah, il capolavoro di Händel

Messiah, il capolavoro di Händel

Ci sono analogie fra la musica ed un quadro. Svelano sempre elementi nascosti. Più vengono osservati, ammirati, e più cose si scoprono. Giorni fa, un gruppo di amici, in un pomeriggio di pioggia, si sono incontrati per ascoltare un monumento musicale: il “Messia” di Händel. Guidati da un sacerdote e da un critico musicale hanno scoperto le meraviglie di questa partitura settecentesca che spesso, dai più, è conosciuta soltanto per via del celebre “Alleluia” che di solito indica la fine di un concerto.
Esperienza interessante. Mons. Angelo Busetto nella introduzione ha chiarito il concetto di Messia. È l’unto del Signore, il salvatore promesso al popolo ebraico per dar vita alla nuova alleanza con Dio e iniziare una nuova epoca di pace e di prosperità. Ha illustrato i vari pezzi che compongono il testo: la maggior parte tratti dall’Antico Testamento (soprattutto Isaia), con alcune incursioni neotestamentarie (vangeli, lettere paoline e Apocalisse). Carlo Oro ha poi dato cenni sulla vita del celebre compositore tedesco presto emigrato a Londra dopo vari viaggi in Europa, Italia compresa. Ha quindi chiarito il concetto di oratorio, attingendo alle fonti filippine. A Londra nella metà del ‘700 Händel dovette confrontarsi con il cambiamento dei gusti del pubblico e la politica della chiesa inglese. Il Vescovo di Londra in quel periodo aveva vietato esibizioni di opere religiose su palcoscenici londinesi, quindi Händel decise di scrivere un’opera adatta ad essere rappresentata in un concerto in chiesa.
Nell’agosto del 1741 il librettista Charles Jennens gli inviò un nuovo testo basato sulla figura del Messia. Händel ne fu colpito intuendone subito le potenzialità e, preda di una vera e propria vena creativa, ultimò in soli 24 giorni quella che sarà la sua più famosa composizione che venne eseguita per la prima volta il 13 aprile 1742.
La storia del Messiah HWV 56 è basata su tre concetti principali: storia della natività di Gesù, la crocifissione e redenzione dell’umanità e un commento sull’anima cristiana e della Vittoria sulla morte. Il testo intendeva essere una dichiarazione di fede nella divinità di Cristo.
Il Messiah fu una composizione in continua evoluzione. Diverse versioni furono realizzate da Händel per adattarlo sempre al meglio al luogo in cui veniva eseguito e anche ai solisti che di volta in volta aveva a disposizione.
È stato sicuramente il fulcro della carriera di Händel. Il 6 aprile 1759, il compositore fece la sua ultima apparizione pubblica dirigendo il Messiah a Londra. 8 giorni dopo morì all’età di 74 anni. Al suo funerale, tenutosi all’Abbazia di Westminster, parteciparono circa 3.000 persone.
Commenti, precisazioni, sollecitazioni sono stati intervallati da un’ampia selezione del capolavoro grazie ad una ottima registrazione discografica. Un bel pomeriggio da ripetere con altri capolavori.
p.p.