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Legittima difesa: sentirsi minacciati

Tabaccaio spara e uccide il ladro

Marcellino Iachi Bonvin, per tutti Franco, ha esploso diversi colpi di revolver contro tre rapinatori e Ion Stavila è rimasto sul marciapiede, a pochi metri dalla tabaccheria di Via Torino, a Pavone Canavese.

Non è il primo caso e non sarà probabilmente l’ultimo. È tuttavia la prima volta che capita sotto l’egida della legge 26 aprile 2019, n. 36, che modifica il codice penale a proposito di legittima difesa, un provvedimento accompagnato da molte discussioni, che passa ora alla prova dell’applicazione concreta.

Spetterà alla magistratura esprimersi: la legge prevede la valutazione di dati che necessariamente sfuggono ad una meccanica quantificazione, come il “grave turbamento psichico” dell’offeso. Nella legittima difesa (peraltro tanto prima che dopo la riforma di quest’anno) in questione c’è proprio il bilanciamento, la necessità e la proporzionalità appunto tra offesa e difesa. Dunque una valutazione sul caso concreto. Per questo ogni storia fa storia a sé e buttarla in politica comunque non serve e non aiuta.

Tanto più perché sembra ci sia un forte discrepanza tra i dati su alcuni crimini e quelli sulla percezione degli stessi. Sembra che il numero dei reati, in particolare omicidi e rapine, sia in costante diminuzione, mentre la percezione dell’insicurezza – peraltro giustificata anche sulla criminalità di tipo mafioso e dai tanti reati contro il patrimonio che non sono nemmeno più oggetto di denuncia – cresce in modo inversamente proporzionale. Questo non avviene soltanto perché quelli che con un orrendo neologismo sono chiamati i “cattivisti” soffiano sul fuoco, ovvero manipolano l’opinione pubblica per creare rendita politica. E perché, almeno in questa fase, i “buonisti” sono in ritirata.

La questione della sicurezza è in realtà un capitolo di una più ampia questione sull’ordine, ovvero su un assetto stabile e condiviso delle regole, dei comportamenti e del sistema sociale, che è uno dei presupposti della democrazia e in particolare della democrazia europea.

In drammi come quello di Franco e Ion risaltano diritti e doveri fondamentali: la vita, innanzi tutto, e la giustizia. E di conseguenza la sicurezza, l’ordine, insomma il buongoverno nelle democrazie.

Che è il vero convitato di pietra di questo tempo complicato.

Il corpo medio delle società europee e occidentali, ovvero coloro che stanno nel mezzo, si sente sempre di più disorientato, dunque minacciato e impaurito. Non sono solo motivi economici: la psicologia sociale ci avverte che quando vengono meno riferimenti e nessi morali collettivi la confusione si accresce.

Questo malessere, questo problema di dis-ordine non si può superare semplicemente curando i sintomi, cosa che peraltro resta necessaria. Prima o poi bisognerà affrontarlo in profondità, prenderlo sul serio e riconnetterlo con lo sviluppo delle democrazie. Consapevoli però che questo implica, come peraltro Papa Francesco ci pungola a fare in tutti campi, un cambio di passo e anche un cambio di paradigma.

 Francesco Bonini