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Mettersi in gioco

NELLA SOLENNITA’ DEL “CORPUS DOMINI”

Papa Francesco: messa a Casal Bertone (Municipio Roma IV)

“Nella nostra città affamata di amore e di cura, che soffre di degrado e abbandono, davanti a tanti anziani soli, a famiglie in difficoltà, a giovani che stentano a guadagnarsi il pane e ad alimentare i sogni, il Signore ti dice: ‘Tu stesso dà loro da mangiare’”. È l’appello con cui si è conclusa l’omelia della Messa del Corpus Domini, celebrata ieri dal Papa nella parrocchia romana di Santa Maria Consolatrice a Casal Bertone. “E tu puoi rispondere: ‘Ho poco, non sono capace per queste cose”, ha proseguito Francesco: “Non è vero, il tuo poco è tanto agli occhi di Gesù se non lo tieni per te, se lo metti in gioco”. “Anche tu, mettiti in gioco”, l’invito del Papa: “E non sei solo: hai l’Eucaristia, il Pane del cammino. Anche stasera saremo nutriti dal suo Corpo donato. Se lo accogliamo col cuore, questo Pane sprigionerà in noi la forza dell’amore: ci sentiremo benedetti e amati, e vorremo benedire e amare, a cominciare da qui, dalla nostra città, dalle strade che stasera percorreremo”.  “Il pane non è solo prodotto di consumo, è mezzo di condivisione”, ha spiegato il Santo Padre:  “Nel mondo sempre si cerca di aumentare i guadagni, di far lievitare i fatturati… Sì, ma qual è il fine? È il dare o l’avere? Il condividere o l’accumulare? L’economia del Vangelo moltiplica condividendo, nutre distribuendo, non soddisfa la voracità di pochi, ma dà vita al mondo. Non avere, ma dare è il verbo di Gesù. Ciò che abbiamo porta frutto se lo diamo; e non importa che sia poco o tanto. Il Signore fa grandi cose con la nostra pochezza, come con i cinque pani. Egli non compie prodigi con azioni spettacolari, non ha la bacchetta magica, ma agisce con cose umili. Quella di Dio è un’onnipotenza umile, fatta solo di amore. E l’amore fa grandi cose con le piccole cose. L’Eucaristia ce lo insegna: lì c’è Dio racchiuso in un pezzetto di pane. Semplice, essenziale, Pane spezzato e condiviso, l’Eucaristia che riceviamo ci trasmette la mentalità di Dio. E ci porta a dare noi stessi agli altri l’antidoto contro il ‘mi spiace, ma non mi riguarda’, contro il ‘non ho tempo, non posso, non è affare mio’. Contro il guardare dall’altra parte”.