//Fermiamo la depressione
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Fermiamo la depressione

Tiriamoci sù le maniche e diamoci da fare per il nostro paese

Anticamente il nostro paese si divideva grossomodo in Cavarzere Destro e Cavarzere Sinistro, come si rileva dalle vecchie carte topografiche: e cioè San Mauro e San Giuseppe, ai quali facevano riferimento le numerose frazioni disseminate nel vasto territorio prettamente agricolo, anche per quanto concerne la religiosità nelle grandi ricorrenze annuali. Per quanto riguardava l’industria San Giuseppe (sulla sinistra dell’Adige), con la distilleria-zuccherificio e il linificio nazionale, che davano lavoro a centinaia di uomini e donne, rappresentava il fiore all’occhiello. Le cose mutarono negativamente con l’ultimo conflitto mondiale, che pressoché distrusse il centro abitato, con i suoi edifici civili e religiosi, quando aveva quasi raggiunto i 30.000 abitanti: la maggior parte occupati in agricoltura. La ricostruzione dalle rovine belliche, grazie alla intraprendenza dei suoi cittadini, non ha sortito, purtroppo, nei decenni seguenti, i risultati sperati: con la crisi prima del linificio (zona attualmente artigianale) e poi dell’industria Montesi, un tempo seconda per importanza in Europa, anche per la produzione di alcool, della glicerina, oltre che dello zucchero e della melassa (l’ultima materia lavorata prima della cessazione dell’attività). La crisi agricola, dopo l’alluvione del Po nel 1951, ha innestato nel corpo vitale del paese un fenomeno emigratorio verso i centri industriali dell’Alta Italia (Piemonte e Lombardia in primis) che non si è più arrestato. Cavarzere oggi conta meno di 14.000 abitanti, con un dissesto demografico dovuto anche al venir meno della popolazione anziana, con una percentuale tra le più alte del Veneto. Che fare per raddrizzare la situazione, per impedire in particolare alle giovani leve di emigrare, anche all’estero, e di dare loro la possibilità di formarsi una famiglia in loco, per il benessere loro e del paese insieme? Questo il grande interrogativo che opprime attualmente la vita economica e civile della nostra cittadina. Questione sulla quale emergono spesso scontri, critiche e polemiche a non finire tra maggioranza e opposizione amministrativa, che coinvolgono forze politiche e sindacali. A questo punto occorre spendere una parola chiara in proposito: nell’interesse generale della comunità dalle critiche bisogna passare alle proposte concrete, altrimenti non si concluderà nulla di positivo. Anzi peggio, si rischia di aggravare la situazione, mentre l’unità dei propositi, come sostiene un antico adagio, fa la forza. Cavarzere, ripetiamo, è un paese in declino per vari aspetti, che deve trovare il coraggio di superarsi. E una delle soluzioni chiave, sostenuta quasi unanimemente dalle forze politiche, sindacali e dalle attività economiche (prospettata per questo e sostenuta dalla Camera di Commercio) può essere il rilancio della fusione tra i centri cavarzerano e conense (che già anticamente erano un’unica unità comunitaria): che assieme assommano ancora 16.000 residenti, oltre che diverse attività artigianali. Ma bisogna prospettare anche la necessità di investire contemporaneamente sulla rimessa in pristino di decine di alloggi popolari, da anni ormai vuoti, e che potrebbero dare una casa a tante famiglie che ne abbisognano, giovani compresi. Occorre, inoltre, volgere un attento sguardo all’aspetto a sua volta decadente del paese, e rivalutarne gli aspetti del decoro perduto, e per quanto concerne le strade dissestate (buche e segnaletica…) e gli stessi marciapiedi, ancora mancanti in diverse vie del capoluogo, o coperti di erbacce (come tante aree abbandonate…). Cavarzere peraltro ha un Lungadige da far invidia a tanti paesi contermini: una bellezza naturale, un tempo dotata di panchine e illuminazione, luogo di passeggiate estive, al fresco dovuto al “mulinar delle acque”… Ma dall’ultimo dopoguerra pressoché negletto e abbandonato: nonostante qualche lodevole tentativo di recupero da qualche anima buona… Perché anche il decoro paesano è un patrimonio pubblico, che interessa il prestigio comunitario, la sua dignità, che si manifesta nell’aspetto e nel contegno… Senza del quale si rischia di cadere nel vuoto più profondo… e nel disinteresse generalizzato anche dei centri contermini.

 Rolando Ferrarese

Nella foto: panorama di Cavarzere (Stefano Lorenzi).