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COSTUME & SOCIETA’

Cybercondriaci: la loro ossessione per i sintomi, esami e diagnosi

Tra i tanti difetti che ciascuno si attribuisce e che esulano dalla radiografia alla quale si viene sottoposti ogni qualvolta si esca di casa agghindati in modo più elaborato del solito, ce ne sono due che l’iper-autocritico medio non risparmia mai di nominare: meteoropatia e ipocondria. Si è soliti definirsi meteoropatici se anche solo l’ipotesi di uno sprazzo di pioggia paventata dal meteorologo in tv mette malinconia. Non si può che essere meteoropatici, schiavi dell’andamento del tempo, dei cambiamenti climatici, delle minime modifiche di temperatura. Poi si iniziano a sentire i dolori alle articolazioni, quel punto della mano che ospita una cicatrice da taglietto superficiale vecchia di vent’anni ma che ad ogni sbalzo climatico ci ricorda di esistere. L’ipocondria viaggia sullo stesso binario, anzi, spesso chi si ritiene meteoropatico è pure ipocondriaco. Ha il terrore delle malattie. Dopo uno starnuto apre l’icona agenda, dove il numero del medico di base si trova tra i contatti più frequenti, e inizia a tormentarlo. I più fissati agiscono così ad ogni ora del giorno e della notte, e se riescono a trattenersi dal fare l’ennesima figura del rompiscatole cronico, ci rimuginano su per ore ed ore. Ma il medico non potrà mica essere sempre lì, subito a disposizione. Ci sono gli orari d’ambulatorio e bisogna prendere appuntamento. E allora, nell’attesa, che fare per tranquillizzarsi? Semplice: Internet. Si digitano i sintomi sul motore di ricerca e ci si ritrova di fronte una sfilza di rimandi a pagine di diagnosi e rimedi suggeriti da professionisti come da cialtroni, e non è detto che le finestre curate dai primi siano in testa. Anche in questo caso ciò che attira è il sito costruito meglio. C’è perfino chi ha individuato un sito a suo parere valido e non appena sente qualcosa cerca lì, dice di trovarsi bene e di riuscire ad arrangiarsi da solo. Sarebbe da incoscienti, ma non è altro che la versione più aggiornata dell’automedicazione. Prima chi preferiva non andare dal medico si affidava al farmacista, ora hanno perso autorevolezza pure quelli: ci si fida di Internet, che è sempre a portata di mano, non si paga il ticket, non ci sono appuntamenti o code e con le decine di giga in regalo si può rimanere connessi senza pensieri. Sono oltre 16 milioni gli italiani che cercano sul web la spiegazione ai loro acciacchi e malesseri e che, dopo aver letto varie ipotesi, non vanno a cercare riscontro da chi ne capisce, ma si fidano ciecamente di ciò che leggono. Ma in fin dei conti cosa verrà mai suggerito? Al massimo un blando antidolorifico, considerato che per gli antibiotici serve la prescrizione medica. Il problema non è il medicinale, bensì il fatto che Internet funziona in tutto e per tutto come cassa di risonanza. Ogni cosa viene amplificata: notizie, insulti, esaltazioni. Tutto è visto e vissuto all’ennesima potenza, esagerato. Così un semplice fastidio alla gola per colpa dell’aria condizionata a palla del tram diventa una malattia incurabile. Un tempo i farmacisti e i medici alzavano gli occhi al cielo non appena si confessava loro di aver consultato l’enciclopedia medica presa a fascicoli in edicola, figurarsi cosa pensano della medicina del web. Questa fissa di cercare ogni minimo sintomo in rete si chiama cybercondria e affligge il 5% della popolazione mondiale. Ma se fosse semplice curiosità non sarebbe così grave. Quel che è peggio è che il “paziente” di Internet non si sente soddisfatto finché non trova un rimando alla peggiore delle diagnosi. A questo si deve aggiungere un notevole dispendio di denaro, dato che i più intraprendenti e convinti si sottopongono a tutti gli esami medici suggeriti dal web per il loro caso. Dubitando dei risultati, dato che un margine d’errore è sempre previsto. Chi comincia non finisce più.  

Rosmeri Marcato