//Sotto i portici della città
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Sotto i portici della città

DIVAGAZIONI QUOTIDIANE

Un’armonica disarmonia, una varia umanità, tra urbanizzazione e gobalizzazione…

Dentro e fuori tra ciacole, cicche e cicchetti. Da Santa Maria a piazzetta Vigo un lungo corridoio non del tutto rettilineo e nemmeno del tutto coperto caratterizza la medievale struttura urbana del centro storico di Chioggia. A tratti ci si trova sotto e a tratti talvolta d’improvviso all’aperto tra volte più alte, più basse, più strette, più lunghe, un’armonica disarmonia che si accompagna agli antichi edifici più volte ristrutturati, ricostruiti, rivisitati che hanno per fortuna mantenuto uno storico attaccamento ad una urbanizzazione a misura d’uomo. Vetrine di negozi mostrano ogni genere di abiti, qualità di pane, bigiotteria, gelateria, macelleria, caffetteria e ogni genere di persone di varia età e ancor più varia umanità. I diversamente giovani ottuagenari stanno incellofanati sotto tendoni riscaldati tutto l’anno: d’inverno da stufe che li abbrustoliscono su di un solo lato per tutto il tempo che vi sostano – da quando si siedono al mattino con una sosta più o meno lunga per il pranzo a casa per poi riprendere lo stesso posto e lo stesso lato nel pomeriggio – d’estate da un cocente sole con la consapevolezza che nel tardo pomeriggio farà ombra e, forse, rinfrescherà. Si sorbiscono un caffè più o meno con brioche che fanno finta di non inzuppare e poi avviano ampie e scientifiche discussioni se, per non lasciarci la dentiera, sia più efficace il Polident o il Kukident, se il colonnello Bernacca riesce ancora a prevedere le previsioni del tempo, se il sindaco di Chioggia è ancora sindaco o se devono aspettare il prossimo, se la Piazza – intesa in tutta la sua lunghezza – sarà finalmente sistemata, perché l’ultima volta non hanno fatto proprio un gran lavoro e le buche nuove si sono aggiunte a quelle che già c’erano… e poi tutti in coda il primo del mese ben più di un’ora prima dell’apertura della Posta perché qualcuno non sa ancora rispettare l’ordine alfabetico ed è convinto, lui, che Zennaro viene prima di Ardizzon. No bici, no moto, no discussion. Se fosse vero, Chioggia sarebbe un’altra città e non si chiamerebbe nemmeno così. Le bici e le moto sono state sostituite da dei marchingegni ruotanti elettrificati che tentano di transitare anch’essi sotto i portici insieme ai proprietari inconsapevoli delle minacce che incombono su di loro nel ricordo di generazioni di defunti forse appassionati cinofili. Portici anche per cani che per la testardaggine dei propri padroni non sanno distinguere tra colonne e colonne quale sia quella giusta per i propri bisogni e quindi assai democraticamente le usano indistintamente tutte, comprese quelle dell’austero Palazzo Municipale. Cani che hanno guinzaglio, museruola, paletta, secchiello e acqua per pulire subito… quello che i padroni non hanno nessuna intenzione di controllare. Le calli si intersecano con i portici e con le persone dentro e fuori, di giorno, di notte, di mattina presto e prestissimo, di sera tardi e tardissimo, di pomeriggio… sempre. Uno scalpiccio continuo di pendolanti lavoratori che a seconda della direzione vanno verso il vaporetto, verso campo Marconi e poi viceversa al ritorno. Ci si incrocia sotto i portici, ci si saluta, ci si manda a questo o a quel paese, si fa finta di ignorarsi, si fa finta di salutarsi calorosamente anche quando fa un freddo cane, si sosta per l’ultimo caffè prima della partenza o appena tornati. E poi frotte di mamme con bambini, passeggini, grembiulini, carrozze con o senza badanti; adolescenti sbadati che incespicano con zaini degni di un atleta culturista; turisti distratti che non rispettano il senso di marcia, che improvvisamente si fermano ad occhi aperti davanti a vetrine che offrono tutto l’offribile e tu ci sbatti contro perché nel frattempo sotto i portici col cellulare in mano anche tu ti sei distratto e l’ultimo messaggio doveva essere davvero importante. E così sempre sotto i portici una babele di culture, di linguaggi, di gestacci, di minacce che per fortuna durano solo un frammento di tempo, di disarmanti sorrisi perché tu parli una lingua e il turista ne parla un’altra che non hai mai sentito e anche quando tu l’avessi già sentita, non la conosceresti. Anche i portici di Chioggia sono stati invasi dalla globalizzazione.  

(as)