//Una grande casa come vocazione
Elaine Bennet Avanzo 1

Una grande casa come vocazione

CA’ ZEN

Intervista alla signora Elaine, proprietaria della villa e del parco

Confesso che fino a qualche settimana fa non avevo mai sentito parlare della tenuta di Ca’ Zen e della sua bella dimora padronale, una villa veneta risalente al XVIII secolo, immersa nel paesaggio del Delta del Po (in comune di Taglio di Po). Spesso il bello che è più vicino a noi non lo notiamo ed è proprio un peccato! Più che la bellezza del luogo, che mi è stata descritta, mi ha spinto a recarmi lì il desiderio di incontrare la padrona di casa, che ha gentilmente acconsentito a dedicarmi un po’ del suo tempo. Al telefono le avevo parlato di un’intervista che mi sarebbe piaciuto farle, ma il nostro incontro ha assunto, invece, il carattere di una piacevole e interessante conversazione. Stabilire l’ora dell’appuntamento ha messo in evidenza che la signora Elaine Avanzo è una persona mattiniera che segue i ritmi della natura, cosa davvero apprezzabile. Il suo paese d’origine è la verde Irlanda, ma ha frequentato l’università a Parigi ed è poi approdata in Italia per sposare Pericle Avanzo. In gioventù, lei organizzava battute di caccia alla volpe nel suo Paese e, grazie a queste e alla passione per i cavalli, ha incontrato il futuro marito, che ha sposato nella chiesetta della tenuta, risalente al 1400 e dedicata a S. Margherita. Lei pensa che sarebbe bello se anche ora si potessero celebrare matrimoni in un luogo così intimo e ricco di spiritualità, ma ci sono dei vincoli pstorali. All’inizio della nostra conversazione la signora Elaine mi ha detto: “Questa casa è una vocazione, c’è chi va prete e chi va suora, io vivo qui dal ‘68”. Sono parole che rivelano quanto sia forte il legame con l’antica dimora. Non manca certo il lavoro a Ca’ Zen, ma l’impressione è che la sua proprietaria, pur con il trascorrere degli anni, non abbia perso il desiderio di custodire tutta la bellezza e la storia che la casa racchiude. Dalle sue parole balza agli occhi anche l’amore per la famiglia, che ha saputo custodire all’interno di un luogo così bello. Mi racconta che i contatti con i parenti inglesi e irlandesi sono sempre stati mantenuti e le loro visite la rendono felice. Quando le chiedo della sua famiglia d’origine, abbastanza numerosa, mi dice che la mamma era un’etologa e si dedicava al suo lavoro con entusiasmo certamente superiore a quello che riservava alle attività domestiche, e ride di cuore raccontando qualche aneddoto. Il padre, invece, era un avvocato, appassionato di cavalli come tutti gli irlandesi. Vivevano in una grande casa, motivo per cui gli spazi della nuova dimora italiana non sono stati un problema per lei. Parlando degli Italiani, dice che siamo viziati, perché abbiamo tante bellezze artistiche da poterci concedere il lusso di trascurarle. Aggiunge che lei ama l’Italia, perché è un Paese che le ha dato molto e ci vive volentieri. Ma la casa dalle 123 finestre richiede notevoli costi di manutenzione e la signora Elaine, ad un certo punto della sua storia familiare, pensa di adibire alcune stanze all’accoglienza di ospiti interessati a godere dell’armonia che regna nella villa e nel parco circostante. Inizialmente il marito sembra non condividere questo suo progetto, ma via via si aprono nuove prospettive, tutte interessanti e belle, rivolte a valorizzare al massimo gli spazi interni ed esterni della proprietà. Si moltiplicano anche le iniziative culturali che sono molto partecipate. La signora mi fa notare che la tenuta comprende campi di mais, grano e soia, e conviene sul fatto che i cambiamenti climatici rappresentano un grosso problema anche per l’agricoltura. La custodia della casa comune è tema che ci unisce. Mi racconta che un tempo vivevano a Ca’ Zen cento famiglie di contadini e che, tra chiesetta e villa, sorgeva una scuola, e c’era pure un negozio dove si vendeva un po’ di tutto. Passando ad un argomento un po’ più frivolo, mi parla poi della visita di Lord Byron alla sposa del Marchese Guiccioli (i Guiccioli furono i secondi proprietari della tenuta), confinata dal marito in quella zona paludosa a causa della relazione tra lei e il Lord inglese. Il tempo in compagnia della signora Elaine scorre veloce e il suo modo di raccontare cattura l’attenzione ed è ricco di spunti umoristici che donano brio alla conversazione. Tra un ricordo e l’altro, appaiono anche i nomi di Alberto e Paola di Liegi, che sono stati ospiti a Ca’ Zen qualche anno fa, durante la stagione invernale, in compagnia di amici. Questo fatto le offre lo spunto per raccontarmi del freddo invernale, difficile da gestire in spazi così ampi. Sorridendo dice che d’inverno, quando va in paese, le chiedono se è ingrassata, perché lei usa combattere il freddo indossando qualche strato in più, decisa a non farsi intimorire dalle basse temperature! Facciamo anche una breve visita ad alcune stanze molto belle, ricche di dipinti, mobili d’epoca e tanto altro. La cucina, che visito con piacere, è un luogo molto accogliente e vi incontriamo una collaboratrice domestica che sta stirando con lena. Questo a riprova del fatto che si tratta di una casa realmente vissuta e ben custodita. Certo non ha tempo per annoiarsi la signora Elaine che dà lezioni d’inglese in villa e anche all’Università Popolare del suo Comune. Prima di salutarci mi dice: “Teniamo alta questa bandiera”, e si riferisce a quella di Ca’ Zen. Incontrare persone così fa sicuramente bene allo spirito! 

Alfreda Rosteghin