//L’esperienza “generativa” della Casa Famiglia
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L’esperienza “generativa” della Casa Famiglia

La comunità familiare “Le acque di siloe”

A tredici anni dall’avvio a Chioggia (nel prossimo numero un’intervista a Emanuela e Mattia)

Anche a Chioggia esiste e opera una Comunità Familiare per minori, una Casa Famiglia destinata all’accoglienza temporanea di bambini e ragazzi che provengono da situazioni di grave disagio familiare. Si chiama “Le acque di Siloe”, è nata nel 2006 grazie a un progetto finanziato dall’8×1000 con Caritas Italiana ed è oggi ospitata in una casa nel centro storico di Chioggia, in Calle Voltolina, di proprietà della Diocesi. Nella Casa vivono Emanuela e Mattia con i loro tre figli, una famiglia che ha deciso di sperimentarsi nell’accoglienza di bambini con vissuti di grave deprivazione e maltrattamento. La comunità, nata da un input iniziale della Caritas Diocesana, è gestita dall’associazione di volontariato Carità Clodiense in collaborazione con la cooperativa Titoli Minori, responsabile del Progetto Educativo. Attualmente sono ospitati quattro ragazzi di età e provenienza diverse, ma in 13 anni di storia sono passati per la comunità circa 25 minori, italiani e stranieri, in progetti di protezione attivati in collaborazione con i Servizi Sociali di diversi territori del Veneto. La comunità, una normale Casa, grazie anche alla presenza stabile di una famiglia residente, pur coadiuvata da due educatori professionali e una psicologa psicoterapeuta, punta ad offrire un luogo e un tempo sicuro, stabile e protetto dove i bambini ospitati possono ritrovare una ‘normale’ serenità e tentare di ricostruire alcune tappe del proprio percorso di crescita, a volte ‘perdute per strada’. Al tempo stesso, la permanenza nella comunità è anche un tempo utile per un lavoro che i servizi referenti attivano con le famiglie di origine dei minori accolti. L’accoglienza è infatti temporanea, non implica la rottura dei legami con la famiglia ‘naturale’: al contrario si punta al rientro dei minori nel proprio contesto prima possibile, laddove ve ne siano le condizioni. Fin dall’avvio dell’esperienza questa piccola comunità ha mirato ad inserirsi in ‘punta dei piedi’ nel territorio locale, in una zona molto integrata e viva, vicina e collegata a scuole, oratori, servizi vari, per offrire ai ragazzi le massime possibilità di integrazione. Ma anche per lanciare una proposta di carattere ‘culturale’ al territorio stesso: sperimentare come la promozione di una cultura dell’accoglienza è un’esperienza generativa per il territorio stesso. Proprio da questo obiettivo è nata e si è solidificata negli anni l’esperienza dell’associazione Muraless, una rete di cittadini volontari, famiglie e persone, inizialmente partita a supporto della casa famiglia e poi a servizio di altre situazioni di disagio segnalate dai servizi sociali. Una delle esperienze più significative nate dall’associazione è quella delle cosiddette famiglie di appoggio: si mettono a disposizione, dopo adeguata formazione e preparazione, per ospitare i ragazzi accolti per qualche pranzo, gita o momento conviviale, andando a costituire un’ulteriore opportunità di relazione e crescita, a costituire una rete sociale più ampia, utile anche dopo la conclusione dell’accoglienza in comunità.

(N. S.)