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Visitando le nostre missioni in Messico e Burundi

OTTOBRE MISSIONARIO – SUORE SERVE DI MARIA ADDOLORATA

La priora madre Antonella racconta l’esperienza vissuta a contatto con le comunità e le popolazioni dei due paesi in America Latina e in Africa

Di ritorno dalla visita alle nostre missioni in Messico e Burundi con piacere condivido i momenti vissuti insieme alle sorelle e ai fratelli che serviamo. 

IN MESSICO

In particolare ho vissuto con gioia e emozione il mio ritorno in Messico dopo 26 anni, quando lasciai la missione per iniziare l’esperienza in Papua Nuova Guinea. Allora la Congregazione era agli inizi e ora ho potuto constatare quanto il Signore ha realizzato attraverso la donazione e il sacrificio delle mie sorelle. 

Attualmente la nostra Congregazione è presente in 7 comunità. Le sorelle sono impegnate nell’evangelizzazione e nella catechesi in parrocchia e in un’inserzione missionaria nella sierra indigena, nel servizio ai malati in un dispensario parrocchiale, nell’educazione e alfabetizzazione. 

A Città del Messico siamo a servizio di una istituzione per accompagnare giovani universitarie di umile estrazione sociale e ai confini con gli Stati Uniti abbiano una comunità che accoglie bambine orfane, abbandonate o che vivono in situazione di disagio a causa di genitori dediti alla droga. 

Una presenza variegata dove le sorelle continuano il loro servizio quotidiano  in una realtà che di giorno in giorno si fa sempre più difficile. Assassinati, sparizioni di persone, violenze sono all’ordine del giorno e tutto causato dalle dispute tra i gruppi che si spartiscono il commercio della droga. 

A questo si aggiungono i flussi migratori di migliaia di persone che dal Centro America sperano di raggiungere gli Stati Uniti. 

In questo clima di paura, la Chiesa è chiamata in prima persona a portare la testimonianza di pace e di sostegno fino anche all’effusione del sangue. Da gennaio sono già tre i sacerdoti assassinati.

Si vuole colpire il Messico nel cuore dei suoi valori cristiani anche nel suo attaccamento alla Vergne di Guadalupe, segno di unità  e di coesione fraterna. La Chiesa locale è, di fatto, una realtà che aiuta la gente, in diretta concorrenza con il crimine organizzato, il quale sa che eliminare un sacerdote è molto più che eliminare una persona, perché destabilizza un’intera comunità. Così si instaura una cultura del terrore e del silenzio, importante per la crescita della corruzione e, quindi, per permettere ai cartelli della droga di lavorare liberamente. 

Ancora una volta, come in passato, la Chiesa  messicana si affida alla Vergine di Guadalupe, che deve essere icona e paradigma per la nuova fase politica del  paese. La sua azione conciliatrice, attraverso l’umile veggente san Juan Diego, può diventare promotrice di unione per trovare la giusta via, per tutti, mettendo da parte la discordia, e vivere come fratelli.

Ho avuto la gioia di ricevere la professione perpetua di 4 giovani juniores. Una   celebrazione vissuta con intensità e con grande riconoscenza al Signore da parte delle sorelle ma anche delle famiglie delle neo professe, due delle quali hanno affrontato il disagio di 28 ore di viaggio per accompagnare le loro figlie. Mi ha commosso il senso di solidarietà di queste famiglie che hanno collaborato alla realizzazione della festa.  Certamente in una realtà di profonda crisi, vedere quattro giovani donarsi al Signore è una testimonianza di coraggio e  di sfida contro l’attuale disorientamento sociale e cristiano.

In Burundi

Diverso è stato il mio ritorno in Burundi, che ho lasciato nel dicembre scorso assumendo questo nuovo incarico, dopo dieci anni di servizio missionario. 

Ritrovare le sorelle entusiaste della loro missione, vedere crescere la comunità ora arricchita da due suore burundesi e da dieci giovani in formazione, è una gioia indescrivibile perché ti fa toccare con mano quanto il Signore opera in noi povere creature quando ci lasciamo condurre. 

La nostra Collina di Bwoga-Chioggia sta ricevendo vita grazie anche alla comunità cristiana della nuova parrocchia di “Maria di Nazareth”che il vescovo ha affidato ai padri Monfortani. 

La comunità è riconoscente alla diocesi di Chioggia, e ad altri benefattori per la loro generosità e solidarietà che ha permesso di terminare la canonica e continuare i lavori di completamento della chiesa. Tutti i gruppi ecclesiali e anche la nostra comunità, stanno collaborando in modo attivo nella varie iniziative pastorali e caritative.  

Il lavoro al dispensario medico continua grazie anche agli interventi qualificati di volontari medici. In questi ultimi giorni è stato allestito un laboratorio di protesi dentali, un servizio quasi inesistenti e che sta ridonando il sorriso a tanta gente. Si continua a stare accanto alla gente soprattutto ai bambini nella scuola materna ma anche aiutando i ragazzi che abbandonano la scuola attraverso micro progetti nell’agricoltura e nell’allevamento. Particolarmente significativa è stata la celebrazione della festa della Vergine Addolorata, nostra patrona, nella quale abbiamo ricevuto la promessa di 37 laici che hanno chiesto di condividere la nostra spiritualità. E’ nato così il gruppo laici servi di Maria Addolorata che sono entrati a far parte della nostra Congregazione. 

Questo avvenimento ha stupito la comunità e anche la Chiesa locale. Tutto è nato dalla scoperta che in Burundi e nel vicino Rwanda esiste una forte devozione alla Vergine Addolorata legata all’apparizione di Kibeco, avvenuta prima del genocidio che ha causato più di un milione di morti e le cui conseguenze sono ancora presenti nella popolazione. 

Abbiamo cercato di metterci in contatto con alcuni gruppi che nutrivano una particolare devozione all’Addolorata. Con loro abbiamo organizzato momenti di preghiera e di formazione per introdurli alla nostra spiritualità e carisma e  ora stanno collaborando con le suore in alcune iniziative di carità.  Come agli inizi, quando padre Emilio e madre Elisa uscivano per le calli di Chioggia insieme ad alcune donne e uomini  per visitare famiglie povere e indigenti e portare conforto e aiuto materiale, così oggi si rivive la stessa esperienza. 

Non sono mancati momenti di festa in comunità, nell’incontro con le persone con le quali ho condiviso la missione. Tutto questo ti fa assaporare la gioia della fede condivisa e della scoperta che Dio è presente e agisce in ogni cultura.

Sr M. Antonella Zanini