//A proposito di una tela del Damini
Damini

A proposito di una tela del Damini

OPERE D’ARTE A SAN DOMENICO – CHIOGGIA

Uno studio sulla maldestra manomissione di un dipinto

Nelle Guide di Chioggia, per una delle quattro grandi tele dipinte tra il 1617-1624 da Pietro Damini e presenti nella controfacciata del santuario di san Domenico conf. in Chioggia, si legge invariabilmente: “San Domenico ottiene la confessione delle colpe dal capo mozzato di una donna di malafare” o “San  Domenico confessa una prostituta decapitata” (vedi foto). Lo studioso prof. Luciano Bellemo – nel corso di lunghe e approfondite ricerche archivistiche – ha scoperto che la tela era stata, in piccola parte, maldestramente ridipinta, per coprire il prosperoso seno della donna. Infatti, ha trovato, nelle carte che profumano d’antico, che il padre Eusebio Nieremberg scrive che nella città di Aragona viveva una giovane bellissima di nome Alessandra, della quale si erano invaghiti due giovani che, un giorno, trasportati dalla gelosia, si affrontarono in uno scontro, morendo tutti e due. La famiglia, ritenendo la giovane, causa di tale tragedia, le tagliarono la testa, gettandola in un pozzo. Pochi giorni dopo, passando lì vicino san Domenico, ispirato da Dio, esclamò! “Alessandra, esci fuori”. Ed ecco che la testa fuoriesce, chiedendo a San Domenico di confessarla. Si viene così a sapere che quando è morta, era in peccato mortale e solo per l’intervento della Madonna – poiché recitava sovente il santo rosario – era stata mantenuta miracolosamente ancora in vita. Nei carteggi, sempre lo studioso Bellemo, ha trovato che nel 1843 arriva all’amministrazione comunale una segnalazione firmata da un certo signor Sambo, il quale informa che un dipinto nella Chiesa di San Domenico, dove vi è raffigurata una donna con il capo mozzato, è stato deturpato con una fascia di biacca a olio che ricopre una parte della scollatura. Per quanto sopra il podestà di Chioggia, Antonio Naccari, il 10 dicembre 1843 così scrive alla fabbriceria di S. Andrea: … da mano ignota sia stata deturpata una delle due pitture… con gravissimo dispiacere dei buoni e disapprovazione universale, trattandosi di un’opera del celebre pittore Damini da Castelfranco… Avvenuto ora il deturpamento…richiama codesta fabbriceria a ricercare e riferire: 1. In che consista; 2. Ad opera e commessa da chi e 3. Se possa venir riparato. Il parroco di sant’Andrea, don Vincenzo Luigi Camuffo, si recò, di conseguenza, nella chiesa per svolgere i rilevamenti del caso, constatando la manomissione del dipinto. Il 20 Dicembre, dalla sagrestia di S. Domenico il parroco, così rispondeva sul quadro in oggetto: “fra le altre pitture quella del corpo di una femmina giacente …e dal seno la men pudica vita che conducea pare mostrarci… ora da una parte che mostrava il seno è tirata una fascia di bianco ad oglio lunga circa 6 pollici ed alta circa 3 che copre e diminuisce il seno…”. Si venne a conoscenza anche che l’alterazione l’aveva fatta il vicario, don Angelo Padoan, riferendone il motivo: “Sentendo da alcune persone che il dipinto fosse in quella parte alquanto scandaloso trovai di togliere ogni motivo, facendo quanto feci, nel che mi valsi di un pennelletto da pittore tinto di biacca ad oglio”. Per non creare ulteriori scandali, l’opera venne subito adeguatamente restaurata e portata alla sua versione originale, il 28 gennaio 1844 grazie all’artista G. Prepiani.

Giorgio Aldrighetti