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Una profonda e radicale opera di restauro e di conservazione

PALAZZO GRANAIO

Ottocento anni di storia

Sopraluogo ai lavori di Palazzo Granaio dell’assessora ai LL.PP – Urbanistica arch. Alessandra Penzo con la stampa lunedì 7 ottobre scorso.  Il presidente il consiglio Comunale Endri Bullo, l’ing. Lucio Nappetti e il geom. Ezio Gennari hanno accompagnato nella visita l’Assessora che ha descritto i vari interventi del restauro conservativo della facciata, del piano e del soffitto, compresi quelli di somma urgenza ancora in corso, secondo la deliberazione n. 65 del 28/03/2019.  “Mille metri quadrati antichi di quasi ottocento anni da risanare, – ha detto l’architetta – soddisfatta di quanto fatto sino ad ora. Tutto è stato concordato con la Soprintendenza di Venezia. Si spera che i lavori, il cui costo totale è di 1.800.000 euro a corpo, siano finiti per marzo-aprile 2020. Fuori conto l’antica cappellina votiva, che verrà rifatta nonostante nel progetto iniziale di restauro del palazzo non sia stata prevista. Il suo costo sarà di 350 mila euro, già stanziato, impiegato soprattutto per l’individuazione e il trasferimento dell’impianto frigorifero che attualmente si trova in questo sito necessario e previsto dalla legge per la conservazione degli scarti biologici del mercato del pesce”. Ponteggi e protezioni finalizzate anche a garantire le attività commerciali presenti al piano terra, recinzioni del cantiere e il montaggio della gru ancora tre anni or sono, le primissime fasi del cantiere. Rimosse le finestre esistenti, all’interno del Palazzo Granaio sigillando poi i fori con nylon, si è provveduto alla demolizione delle pareti e dei pavimenti, alla formazione di guide utilizzando dei profili in acciaio per il rinforzo e l’innesto della carpenteria sulle colonne esistenti. Si è formato quindi un nuovo solaio con travi in legno (esistenti e con integrazione con nuovi elementi sostituendo le parti lignee più ammalorate, recuperando gli elementi sanabili). Lungo il lato ovest prospiciente il Corso del Popolo si è sostituita tutta la travatura portante letteralmente sbriciolata. Spiega l’Assessore ai Lavori pubblici: “una volta tolti i tavolati che la ricoprivano, infatti, sono stati portati alla luce degli elementi strutturali fortemente ammalorati, che coinvolgevano parti di alcune travi dell’impalcato ligneo coperto lungo tutto il perimetro”. Per restaurare le capriate lignee è stato necessario rimuovere la guaina che era stata posta sul tetto all’inizio dei lavori per garantirne l’impermeabilità e per evitare che le parti sottostanti rimanessero esposte è stata realizzata una struttura, visibile dall’esterno in tubolari d’acciaio e pannelli in policarbonato, per proteggere il Granaio dalla pioggia e nello stesso tempo continuare i lavori. All’interno, in corrispondenza alle parti di solaio di interpiano già consolidate è stata montata l’impalcatura che permette di accedere alle capriate. Sono state poi messe in sicurezza le strutture lignee del solaio di calpestio del primo piano nel settore sud prospiciente il Corso del Popolo. Tutto il perimetro interno dell’edificio è stato circondato da una lamina in ferro per renderlo antisismico. Tutta la travatura sarà spazzolata a mano e saranno mantenuti, come ha chiesto la Soprintendenza, tutti i numerosi chiodi esistenti, perché d’epoca. Il restauro ha anche portato alla luce al piano terra di Palazzo Granaio (lato sud) un arco di ingresso in pietra d’Istria di interesse storico, che verrà valorizzato nell’ambito del progetto di restauro ridefinendo l’ingresso del lato pescheria. Palazzo Granaio è del 1322, quindi uno dei pochi edifici rimasti in città costruiti prima della Guerra di Chioggia (1378-1381). In stile gotico molto sobrio aveva la funzione di conservare il grano necessario alla comunità clodiense. In origine, fino al secolo scorso, poggiava solo su 64 colonne, quando per problemi economici sono state chiuse per fare negozi e affittarli. Sulla facciata è visibile un’edicola con un’immagine della Madonna col Bambino, opera attribuita a Jacopo Sansovino (1486-1570). 

R. D.