//Il celibato dei preti: la strada del Concilio
itinerario-celibato

Il celibato dei preti: la strada del Concilio

In perfetta coincidenza con il Sinodo sull’Amazzonia, in corso a Roma in queste settimane, il vescovo Cesare Bonivento, emerito della diocesi di Vanimo in Papua Nuova Guinea, presenta un importante contributo sul celibato ecclesiastico. E’ risaputo che in questo Sinodo il celibato viene espressamente messo a tema nel documento preparatorio e viene presentato in alcuni interventi, a proposito della possibilità di accedere al sacerdozio da parte di cosiddetti ‘viri probati’, vale a dire uomini del posto che presentino adeguate garanzie di esperienza di fede e di umanità. Per la sua problematicità e per le prevedibili conseguenze, la questione trova vasta eco nella pubblicistica, non solo in ambito ecclesiale. Dodici anni fa il vescovo Bonivento aveva pubblicato un primo saggio sullo stesso tema, dal titolo “Il celibato sacerdotale. Istituzione ecclesiastica o tradizione apostolica?”, dove esaminava i fondamenti biblici e la documentazione storica sul celibato ecclesiastico. Ora la sua indagine fa un passo ulteriore. Con pazienza e acume passa in rassegna i documenti conciliari che si riferiscono all’Ordine Sacro e toccano il tema del celibato: il documento sulla liturgia, Sacrosanctum Concilium, il primo espresso dal Concilio Vaticano II; quello sulla Chiesa, Lumen Gentium; quello sui presbiteri, Presbyterorum Ordinis. Con lo stesso metodo l’autore prende poi in esame l’enciclica Sacerdotalis Caelibatus pubblicata da Paolo VI nel 1967. In appendice richiama l’urgenza di una chiarificazione sui diaconi permanenti sposati. Infine, riporta tre documenti di Paolo VI strettamente legati al tema: l’enciclica Sacerdotalis Caelibatus – nella parte ripetutamente citata nel libro -, il Motu Proprio Sacrum Diaconatus, 1967, che istituisce il diaconato permanente, il Motu Proprio che ne determina le norme, Ad Pascendum.  Come si può intuire, il lettore ha di fronte tutto l’apparato del pronunciamento della Chiesa sul tema del celibato ecclesiastico, legato al Concilio. Quale contributo viene offerto alla sua comprensione? Soprattutto nei primi tre capitoli, ma anche in tutta la trattazione, si ha l’impressione che l’argomento trattato non sia la specificità del celibato, quanto piuttosto l’identità stessa del sacerdozio e del sacerdote, intimamente legata alla figura e all’azione di Cristo, fino a identificarsi con lui come ‘alter Christus’. La questione del celibato non viene dunque trattata in termini funzionali, quasi forzando un adattamento della figura del sacerdote e della sua condizione personale in base alle circostanze storiche o alle esigenze pastorali, ma rimane sempre profondamente e personalmente legata a Cristo sommo sacerdote. Cristo infatti ha svolto nella forma dell’intera sua vita la sua dedizione al Padre, culminata nel sacrificio della Croce. E’ sacerdote non per una deputazione funzionale o comunque occasionale, ma nella struttura stessa del suo essere. Questa è l’origine della condizione di vita di Gesù, evidentemente celibataria. Da questa condizione di vita trae la propria immagine il sacerdozio cristiano, che comporta quindi il celibato o comunque l’astensione dal ‘debito coniugale’ nel caso in cui si tratti di presbiteri già sposati. Nella stessa logica, legata al Sacramento dell’Ordine, dovrebbe rientrare il diaconato, anche nella sua forma di ‘diaconato permanente’. E’ interessante seguire l’autore nella sua analitica e accurata analisi, attenta ai testi magisteriali e capace di metterli in paragone per il presente e per il passato, al di là di slogan correnti o di soluzioni approssimative. Quanto il suo pensiero potrà influire sulle discussioni del Sinodo e sulle conseguenti decisioni?

Angelo Busetto

Cesare Bonivento, L’itinerario conciliare del celibato ecclesiastico, Cantagalli, Siena 2019, pp. 266, € 19.