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Coalizioni e alleanze

NOTA POLITICA

Prove tecniche di un nuovo bipolarismo

I governi di coalizione hanno un tasso di turbolenza elevato per definizione, dovendo contemperare le istanze di più partiti, e che il Conte 2 fosse destinato a una navigazione perigliosa era chiaro sin dall’inizio, non fosse altro per il contesto in cui è nato. Ma forse ci si poteva aspettare almeno un avvio meno tumultuoso. Beninteso, se guardiamo a quanto sta avvenendo in altri Paesi europei – il Regno Unito e la Spagna, in particolare – le turbolenze di casa nostra appaiono oggettivamente meno acute e devastanti. Ma in quei casi gli inneschi sono tanto gravi quanto evidenti, mentre da noi i processi in corso sembrano confusi, i fattori in campo continuamente mutevoli, le prospettive di corto respiro. Il sistema politico è immerso in una transizione infinita di cui non si intravedono gli approdi e questa condizione impedisce quella visione organica e di lungo periodo di cui il Paese avrebbe bisogno.

Ancora non è noto se nella tarda primavera del prossimo anno si dovrà passare attraverso una doppia sfida referendaria. Il referendum leghista abrogativo dell’attuale legge elettorale attende il giudizio di ammissibilità da parte della Corte costituzionale. Quello confermativo della legge sulla riduzione del numero dei parlamentari dev’essere ancora richiesto, ma sia alla Camera che al Senato si sono attivati gruppi per la raccolta delle firme necessarie (un quinto dei membri di uno dei due rami). Di sicuro, invece, si svolgerà una serie di importanti elezioni regionali e paradossalmente è da tali consultazioni che potrebbe arrivare qualche segnale rispetto ai nuovi equilibri nazionali, complice un meccanismo elettorale che spinge i partiti ad aggregarsi nella logica del bipolarismo.

Si comincia questa domenica 27 ottobre con l’Umbria dove il voto – fermo restando il rispetto per la specificità locale della consultazione – presenta due profili di grande rilievo in termini di “sistema”. Per la prima volta, infatti, il M5S affronta una prova elettorale non in solitaria ma in un’alleanza di fatto con il Pd, sia pure mediata attraverso il sostegno a un candidato civico. Ed è anche la prima volta che l’alleanza su cui si fonda il governo Conte 2 si presenta davanti agli elettori. Sulla valenza strategica di tale accordo le dichiarazioni pubbliche dei leader dei due partiti divergono (aperturista Zingaretti, minimalista Di Maio) ma è del tutto evidente che l’esito del voto umbro avrà ripercussioni dirette sulla possibilità che in futuro si costituisca un nuovo polo alternativo a quello ora egemonizzato da Salvini. D’altronde, il legame che unisce Lega, FdI e Forza Italia si è conservato e persino rinsaldato anche nel periodo del governo giallo-verde proprio attraverso le competizioni regionali che hanno visto i tre partiti correre sempre insieme. Per Salvini e alleati, nel caso dell’Umbria è in gioco anche la possibilità di conquistare la guida di una regione storicamente “rossa” (anche se da tempo questo aggettivo ha perso gran parte del suo significato). Prove tecniche di un nuovo bipolarismo, si potrebbe sintetizzare con una formula. Con l’avvertenza che parlare ancora di centro-sinistra e centro-destra potrebbe rivelarsi non adeguato alla realtà effettiva dei due poli.

Stefano De Martis