//Forte nella fede
Natuzza-Evolo

Forte nella fede

Causa di beatificazione per la mistica

Natuzza Evolo e le “anime del Purgatorio”

Tempo addietro, il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, ha informato i fedeli che la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha dato parere favorevole per l’apertura della causa di beatificazione di Natuzza Evolo (vedi foto). Nata a Paravati (Vibo Valentia) il 23 agosto 1924, Fortunata Evolo – questo il suo nome di Battesimo – ha vissuto un’infanzia difficile, con molte difficoltà, anche economiche. All’età di cinque – sei anni, le prime visioni. Quando riceve l’Eucaristia, la bocca le si riempie di sangue; è il primo segno di quelle sofferenze mistiche che cominceranno a manifestarsi di lì a poco sul suo corpo. Sposata, diventa madre di cinque figli e vive un’esistenza ordinaria, come madre, che ha “vissuto il Vangelo nella sua dimensione domestica”. In un periodo storico come il nostro, in cui, nella catechesi e nell’omiletica, il tema Purgatorio è quasi completamente assente, per rafforzare nei cristiani la fede nella sopravvivenza dell’anima dopo la morte e nell’impegno che la Chiesa militante deve offrire a favore delle Chiesa sofferente, le anime dei defunti ribadivano alla mistica Natuzza l’esistenza del Purgatorio, del Paradiso e dell’Inferno, dove erano inviate dopo la morte, come premio o castigo per la loro condotta di vita. Natuzza, con le sue visioni, confermava l’insegnamento plurimillenario del Cattolicesimo, cioè che immediatamente dopo la morte, l’anima del defunto viene condotta dall’angelo custode al cospetto di Dio e ne viene perfettamente giudicata, in tutti i minimi particolari della sua esistenza. Secondo Natuzza, il Purgatorio non è un posto particolare, ma uno stato interiore dell’anima, dove si fa penitenza “negli stessi luoghi terreni dove si è vissuto e si è peccato”. I lettori non devono meravigliarsi di queste affermazioni della serva di Dio Natuzza, perché la nostra mistica, senza saperlo, ripeteva cose già affermate dal papa san Gregorio Magno, nel suo libro dei “Dialoghi”. Le sofferenze del Purgatorio, benché siano alleviate dal conforto dell’angelo custode, possono essere molto aspre. A testimonianza di ciò, a Natuzza capitò un singolare episodio. Vide una volta un defunto e gli chiese dove si trovasse. Il morto le rispose di trovarsi tra le fiamme del Purgatorio, ma Natuzza, vedendolo sereno e tranquillo, gli osservò che, a giudicare dal suo aspetto, ciò non doveva essere veritiero. L’anima purgante le ribadì che le fiamme del Purgatorio se le portava con sé, dovunque andasse. Mentre proferiva queste parole ella lo vide avvolto dalle fiamme. Credendo che si trattasse di una sua allucinazione, Natuzza gli si avvicinò, ma fu investita dal calore delle fiamme che le procurarono una preoccupante ustione alla gola e alla bocca, che le impedì di nutrirsi normalmente per ben quaranta giorni, obbligandola a rivolgersi alle cure del dottor Giuseppe Domenico, medico di Paravati. Annotiamo che le testimonianze sulle visioni della serva di Dio Natuzza sul Purgatorio, sono in accordo con gli insegnamenti del Magistero della Chiesa, inoltre, esse costituiscono una conferma preziosa di verità di fede. La mistica Natuzza ci fa capire che cosa significhi infinita misericordia e infinita giustizia di Dio, che non sono in contrasto tra di loro, ma si armonizzano mirabilmente senza nulla togliere né alla misericordia, né alla giustizia. Sempre la serva di Dio Natuzza sottolineava spesso l’importanza delle preghiere e dei suffragi per le anime del Purgatorio e soprattutto la richiesta di celebrazioni di sante Messe e – in tal modo – sottolineava l’infinito valore del sangue di Cristo Redentore.  

Giorgio Aldrighetti