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Regioni e nazione

di Vincenzo Tosello

I risultati delle elezioni regionali in Umbria, domenica scorsa, hanno fondamentalmente rispettato il pronostico, agevolato dall’ascesa progressiva del centrodestra e dalla fragilità dell’esperimento di coalizione “civica” tra M5S e Pd. Rispettato, ma superato, poiché il distacco tra la candidata vincente Donatella Tesei e lo sfidante Vincenzo Bianconi è stato di ben 20 punti in percentuale. Un trionfo e una batosta! La domanda ricorrente nei media – spesso con risposte eccessivamente categoriche – è su quale influenza potrà avere a livello nazionale questa votazione in una piccola, per quanto significativa, regione. Certamente indica una direzione e una sensibilità diffusa con un giudizio implicito (e non poi tanto) sulla forzata coalizione di governo, tanto che Di Maio si affretta a osservare che metà dei propri elettori si è astenuta perché contraria all’alleanza col Pd (sulla quale egli – sia a Roma sia in Umbria – si era detto perplesso). Una stoccata al “garante” Grillo, che, dal canto suo, dopo aver patrocinato la collaborazione con il tanto vituperato Pd, se ne esce evocando addirittura la “fine del mondo”… E il “bello” sembra ancora da venire, dato che nel 2020 sono previste elezioni in altre 8 regioni (a cominciare dall’Emilia Romagna il 26 gennaio e poi, via via, Calabria, Toscana, Liguria, Campania, Puglia, il nostro Veneto e le Marche), tre delle quali appartenenti alla famosa zona rossa, ora sempre più sbiadita. Il progetto di Salvini prevede l’accaparramento di tutte queste sedi regionali, lasciando praticamente alla coalizione giallo-rossa (da lui definita “abusiva”) solo il Lazio di Zingaretti, preparandosi all’assalto del governo centrale. L’alleata Meloni, anzi, gongolante per il suo primo risultato a due cifre, ritiene che se arriverà la vittoria in Emilia-Romagna il presidente Mattarella ne dovrà tener conto per mandare a casa subito il governo… E invita Salvini a non prendersela se FdI rosicchierà qualche punto alla Lega: l’importante è che vinca il centro-destra unito! Berlusconi, sempre più ridimensionato, va ripetendo che la coalizione potrà vincere e governare solo se con la “destra” ci sarà il suo “centro” di FI. Ma tant’è: la marcia trionfale di Salvini & C. che, a livello regionale, continua già da un anno e mezzo (avendo già “conquistato” Molise, Friuli V.G., Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata) è destinata a dare sempre più del filo da torcere all’altra compagine, piuttosto raffazzonata, delle varie “sinistre”, il cui esperimento unitario sembra già sonoramente bocciato al primo test elettorale. Il M5S pare proprio destinato a perdere consensi sia unendosi alla Lega sia unendosi al Pd. Renzi, che si è abilmente smarcato dalla famosa foto di Narni degli alleati con Conte, sta in agguato per farsi avanti all’occasione più opportuna. Così Di Maio decreta che di accordi regionali col Pd non si parlerà più. Ma la collaborazione a Roma deve continuare! Lo ribadisce il premier che invita a “non generalizzare” e a serrare i ranghi per governare meglio la nazione. Dunque, quali ripercussioni del voto di domenica sul Conte 2? C’è chi dice addirittura che il risultato così netto costringe ancora di più M5S e Pd (con Leu e Italia Viva) a protrarre l’esperienza di governo. Bisogna dire che tale ipotesi è la più probabile, anche se con forze in continua fibrillazione: del resto, quel che conta sono i numeri nell’attuale Parlamento i cui occupanti si guardano bene dal lasciarlo. Chi vuole governare a Roma deve vincere le elezioni politiche (non bastano nemmeno tutte le regionali), che non si sa quando verranno davvero.

V.  T.