//Un affare troppo buono
TooGoodToGo

Un affare troppo buono

COSTUME & SOCIETA’

Too Good to Go: l’incontro tra offerta e domanda per eliminare gli invenduti

Se ogni qualvolta si sente parlare di pianeta in via di distruzione, di risorse disponibili al collasso, di aria irrespirabile, di specie a rischio estinzione a causa dei cambiamenti climatici e di tutti gli altri punti dell’elenco infinito citati ad ogni raduno degli amanti dell’ambiente, oltre a chiudere l’acqua mentre ci si spazzola i denti e mentre ci si insapona sotto la doccia, oltre a fare la raccolta differenziata, ad usare più spesso i mezzi pubblici e a cercare di smettere di fumare, che fa comunque sempre bene, ci si dovrebbe interrogare sulle proprie abitudini in fatto di spesa alimentare. Al supermercato si acquista davvero solo ciò che si è sicuri di consumare in tempo utile? Potrebbe servire presentarsi con la lista della spesa e attenersi scrupolosamente a quella. Ma poi ci sono le offerte, i 3×2, i pacchi scorta, i formati convenienza, le promozioni della settimana e il prodotto del mese. E si finisce per riempire la dispensa con poche decine di euro. Il risparmio è evidente, ma solo a patto che si riesca a consumare tutto entro le rispettive date di scadenza. E non accade quasi mai. Chi gestisce un’attività nell’ambito della ristorazione si trova invece a dover fare i conti con gli invenduti, vale a dire tutti quei prodotti finiti rimasti in vetrina o in cucina e che non possono essere rimessi in circolazione il giorno seguente. Sono denaro, manodopera e dedizione verso il proprio mestiere che rischiano di finire nella spazzatura. I canali per recuperarli e consegnarli a chi saprà apprezzarli ci sono già, forse le reti non saranno estese a sufficienza, forse le regole sono troppo vincolanti in certi casi, o magari il commerciante vorrebbe provare a riservarne una parte per guadagnare qualcosa, senza perdere l’intera spesa. Da qualche mese, anche in Italia, l’opportunità è arrivata e si chiama Too Good To Go. Interpretabile come “ancora troppo buono per essere buttato”, è un’iniziativa, corredata di applicazione per smartphone, che arriva dalla Danimarca dove ha mosso i primi passi nel 2015, pare a seguito di un’esperienza vissuta dai suoi ideatori al termine di un ricco buffet, quando tutto il cibo rimasto, in buone condizioni e, naturalmente, freschissimo, è stato gettato nella spazzatura. Il sito dedicato al progetto di recupero del cibo esordisce sciorinando dei dati a dir poco allarmanti. In Italia ogni anno vengono gettati più di 10 milioni di tonnellate di cibo, il che significa 20 tonnellate al minuto, quindi 317 kg al secondo. L’equivalente del peso di 190 Titanic. Per uno spreco di 17 miliardi l’anno. Nel dettaglio si calcola che ogni famiglia spende 700€ l’anno per cibo che poi finisce nella spazzatura, perché in eccesso o perché scaduto. L’iniziativa punta a ridurre non solo gli sprechi, ma pure i costi e le energie impiegate per la produzione, perché più cibo viene recuperato, più diminuiscono le emissioni inquinanti per produrne altro. Tutto parte dagli esercenti, proprietari di bar, ristoranti, panifici, supermercati e hotel, che si registrano dando la propria disponibilità. Il consumatore, dopo aver scaricato l’app, potrà attivare la geolocalizzazione per accedere alla lista degli esercizi aderenti. Dopo aver letto la descrizione dei prodotti messi a disposizione dai vari punti vendita potrà acquistare una “Magic Box”, un pacco sorpresa con il 70% di sconto, che potrà ritirare in negozio nell’orario comunicatogli dall’esercente. Dal 27 marzo, giorno del suo lancio italiano, l’app è già stata scaricata da 300.000 persone, una fettina dei 14 milioni di utenti iscritti nel resto del mondo, ovvero 13 Paesi, compreso il nostro. Perché comprare del buon cibo da mangiare per cena con il 70% di sconto è un affare. Perché perdere guadagni ogni giorno con gli invenduti a lungo andare incide sul bilancio. E perché qualsiasi nuovo metodo utile per ridurre gli sprechi e l’inquinamento sarà sempre il benvenuto. 

Rosmeri Marcato