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Italia più credibile in Europa

UNIONE EUROPEA

La volontà è quella di procedere verso una maggiore integrazione

Forse l’Italia è sulla strada per ritornare ad essere un paese “normale” all’interno dell’Unione europea. Basta strappi verbali con Bruxelles, minacce di uscire dall’Euro o insulti nei confronti della nuova Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Quest’ultima ha addirittura attribuito a Paolo Gentiloni, la cui candidatura è arrivata in zona Cesarini, la carica di commissario per l’economia. E’ una grande sorpresa che questo compito, prima detenuto dal francese Pierre Moscovici, noto per i messaggi severi e preoccupati nei confronti delle temute violazioni del nostro paese alla convergenza economica, vada ora proprio ad un italiano. Certo, i Paesi rigoristi del nord e del centro Europa hanno visto questo coraggioso passo come una sfida alle loro politiche di austerità. Ciò rende ancora più difficile il compito di Paolo Gentiloni che come commissario dovrà rappresentare l’intera Unione e non solo il nostro Paese. Dovrà, in altre parole, vegliare sul rispetto delle regole da parte di tutti i membri dell’UE e fare in modo che l’Italia non sia l’unico Paese deviante dalla linea comune.

Da questo punto di vista la palla passa quindi al nostro nuovo governo i cui punti di forza sono nei nomi dei responsabili di alcuni ministeri chiave: Roberto Gualtieri all’economia, Enzo Amendola alle politiche comunitarie, Lorenzo Guerini alla difesa. Essi costituiscono assieme al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte un gruppo europeista credibile e impegnato sul fronte di una costruttiva partecipazione alle politiche e alle future iniziative dell’Unione. A testimoniarlo è la tempestiva visita di Conte, appena ottenuta la fiducia, alla von der Leyen. 

Di fronte a questi ultimi eventi il successo politico della Lega alle elezioni europee assomiglia molto ad una vittoria di Pirro. L’avanzamento del fronte sovranista nell’Unione è stato piuttosto contenuto e i grandi rivolgimenti sognati da Matteo Salvini non ci sono stati. Anzi, la nomina di Ursula von der Leyen alla testa della Commissione, di David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo e di Christine Lagarde alla Banca Centrale Europea non hanno fatto altro che confermare la volontà di procedere con maggiore decisione sulla strada di una maggiore integrazione, magari dal volto più “umano” di quanto non sia stato fino ad oggi.

Se, quindi, dal punto di vista delle politiche nei confronti dell’Europa, appaia oggi possibile intravvedere un futuro meno conflittuale e maggiormente costruttivo, sia sul fronte della flessibilità e crescita economica che su quello della gestione dei flussi migratori, più problematico appare il settore della politica estera in senso stretto. La nomina di Luigi Di Maio a gestire la Farnesina è un punto di domanda che avrà bisogno di tempo per trovare risposte positive. A parte la sua ovvia inesperienza in materia, a preoccupare sono le sue passate posizioni soprattutto sul fronte dei rapporti bilaterali, fronte in cui si sostanzia gran parte della politica estera di un paese dell’Unione. Nella precedente esperienza governativa sono entrate in crisi le relazioni con due partner chiave per i nostri interessi nazionali: la Francia e la Germania. Nel primo caso con Parigi si è sfiorata la rottura diplomatica, proprio a causa di alcune imprudenti iniziative del neo ministro degli esteri (gli incontri con i Gilet Gialli); nei confronti di Berlino, invece, si assistito ad un vuoto di rapporti che non si era mai visto nel passato. E’ quindi abbastanza evidente che è nostro interesse ristabilire un forte legame con questi nostri partner. 

Oggi che la Gran Bretagna è sulla via dell’abbandono dell’Unione sarebbe più che mai opportuno cercare di fare rinascere (come è stato molto spesso in passato) un triangolo di rapporti virtuosi all’interno dell’UE con un’Italia fattore di collegamento e “comunitarizzazione” delle iniziative bilaterali che dovessero nascere fra Parigi e Berlino. Ma è ovvio che per riuscirci i rapporti vanno ristabiliti in tutti gli aspetti, anche quello delle politiche bilaterali. Certamente Di Maio potrà avvalersi anche della copertura di un Presidente del Consiglio che nella precedente esperienza di governo era riuscito a mantenere un certo livello di cooperazione con i due partner. Ma gli equivoci del passato vanno rapidamente superati. Più in generale l’intero spettro delle relazioni bilaterali, anche al di là dell’UE, vanno ripensati e rimediati a cominciare dal Venezuela, dalla Russia, dalla Cina per finire allo spinosissimo dossier della Libia, per i quali abbiamo assistito nel recente passato a prese di posizioni e decisioni erratiche e spesso contraddittorie fra di loro.

Alla luce di queste considerazioni, è assolutamente necessario che la politica europea ed estera di questo nuovo governo trovi una capacità di coordinamento e coesione di gran lunga superiore a quella che abbiamo vissuto nei mesi precedenti. 

Sarà perciò di vitale importanza che tale sintesi ritorni appieno nelle mani della Presidenza del Consiglio e non si assista più allo squallido e dannoso spettacolo di singole politiche estere ed europee da parte dei singoli ministri del governo. Ne va della nostra credibilità e del nostro interesse nazionale

Gianni Bonvicini