//In giro per la città, nella Biennale diffusa
Biennale-Venezia

In giro per la città, nella Biennale diffusa

BIENNALE DI VENEZIA

La Biennale ha sviluppato nel tempo un rapporto inscindibile con la città di Venezia e, attraverso il suo essere da molti secoli una città internazionale (basti considerare, per notarlo, i soggetti rappresentati nei dipinti di Gentile Bellini, Vittore Carpaccio e Tintoretto), tale rapporto si è aperto su scala globale in una sorta di “globalizzazione” dell’arte. Molti e vari sono nel corso dell’attuale edizione le intersezioni tra la Biennale Arte e la città, che si diramano attraverso le esposizioni che si snodano lungo le calli e i campielli di Venezia: è la Biennale diffusa. Un primo esempio è reperibile nella chiesa di Santa Maria dei derelitti (detta l’Ospedaletto), la cui costruzione cominciò con l’intervento del proto della Repubblica di Venezia Antonio da Ponte e, in seguito, di Andrea Palladio. Era questo il luogo in cui a Venezia venivano educate ai più alti livelli della musica le giovani orfane, permettendo così di trasformare la dolorosa condizione di orfane nella gioia che scaturisce dall’arte. Collegato all’interno di questo prezioso contesto dal nastro della storia, dove l’organo del 1571 firmato da Pietro Nacchini permane come monumento tangibile di un passato memorabile, all’Ospedaletto è stato allestito il padiglione della Repubblica di San Marino. Al suo interno l’artista Li Geng ha ideato uno stile contemporaneo internazionale, e Tang Shuangning ha creato un nuovo stile chiamato “Cursive Writing Painting”, dove gli elementi della tradizione artistica cinese sono combinati con i moderni elementi della pittura astratta. Di speciale rilevanza nell’edizione 2019 con riferimento alla relazione tra la Biennale e Venezia è la grande mostra allestita a Palazzo Ducale che racconta il legame tra Venezia e Anversa. Sin dal Medio Evo le due città commerciali erano collegate da una via che attraverso le Alpi seguiva il corso del fiume Reno, in un cammino percorso non solo da mercanti ma anche da artisti. Tra i maggiori, Maerten De Vos, Pieter Paul Rubens e Antoon Van Dick, in mostra in dieci sezioni tematiche. Il padiglione proposto da Antigua e Barbuda mette al centro della scena uno dei momenti più particolari per gli abitanti di quelle lontane isole caraibiche: il carnevale. Che è, a sua volta, non meno significativo nella storia e nell’attualità di Venezia. Viene illustrata la vita quotidiana con matrimoni, funerali, e costumi indossati durante il carnevale. Con una riflessione che dai Caraibi si sposta poi a New Orleans, Notting Hill, Venezia e la Russia in una considerazione in parallelo del carnevale con forti similitudini in termini di libertà, espressioni e patrimonio culturale, anche tra luoghi situati in continenti tra loro differenti. Fa riflettere l’esposizione del padiglione della Repubblica Popolare del Bangladesh, dal titolo Thirst (Sete). Pur essendo, come Venezia, ricco di acqua, il Bangladesh soffre di una difficile emergenza idrica. Come mostrano le opere esposte, questo pesante problema non ha bloccato la crescita, anche artistica del Paese. L’esposizione ha avuto nello scorso mese di luglio visibilità anche a Chioggia, dal momento che il pittore locale Sandro Varagnolo, tra gli autori che hanno contribuito a realizzarla, ne ha fatto una mostra per gli abitanti e i turisti della nostra città. Di particolare impatto è l’esposizione di Maurice Marinot, dal titolo The Glass (Il Vetro). Con numerose opere (oltre 200) e disegni preparatori viene messa in luce l’inesauribile originalità dell’artista vetraio francese, frutto di una strepitosa capacità inventiva. La bellezza di questa esposizione è ancor più suggestiva se considerata in relazione con Murano, l’isola veneziana che del vetro ha contribuito a fare la storia sino al presente rivolto al futuro. Il tema dell’edizione 2019 è May you live in interesting times (Che tu viva in tempi interessanti). I tempi sono certamente interessanti scorrendo i contenuti e incontrando gli artisti attraverso il rapporto fruttuoso tra la Biennale e la sua città.

Carla Boscolo

Nella foto: Ritratto di giovane donna, di Lì Geng.