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L’eredità nel piatto

COSTUME & SOCIETA’

I gusti vengono trasmessi geneticamente, ma altri fattori contribuiscono

L’alimentazione è uno degli argomenti cardine per lo studio dell’evoluzione umana. Ogni epoca ha avuto i suoi cibi fondamentali, quelli più facilmente reperibili che hanno sfamato generazioni di individui, indipendentemente dai gusti di ciascuno. Neppure oggi tutti possono basarsi sui propri gusti alimentari, su ciò che mangerebbero a colazione, pranzo e cena, tanto gradiscono, e su quello che non vorrebbero vedere neppure in foto. C’è chi non ne ha, chi si deve accontentare delle offerte del giorno per riempirsi la pancia, chi vorrebbe ma non può per via del colesterolo alto e chi deve fare i conti con intolleranze e allergie, diffusissime eppure ancora poco conosciute e ancor meno rispettate, considerato che non mancano le notizie di persone ricoverate perché la loro dichiarata allergia non è stata presa in considerazione dal responsabile del locale al quale avevano affidato la loro tutela durante il pranzo o la cena. Tra le tante discipline e scienze che vengono associate all’alimentazione si trova spesso la genetica. Numerosi studi hanno dimostrato che le preferenze e le abitudini alimentari vengono influenzate dal corredo genetico che ciascun individuo eredita dai genitori. Tutto ebbe inizio nel 1931, ad opera del chimico britannico Arthur Fox, il quale sparse accidentalmente nell’aria un po’ di polvere di feniltiocarbamide (PTC), una sostanza con cui stava lavorando. Il suo collega di laboratorio, anch’egli presente, commentò che la polvere aveva un gusto amaro, mentre Fox dichiarò di non sentire nulla. Ecco che, basandosi sulla differenza di percezione, decisero di condurre un esperimento tra i loro conoscenti per verificare chi fosse in grado di rilevare il sapore del feniltiocarbamide. Così si aprirono gli studi sulla genetica del gusto. Oggi molti studi hanno confermato le teorie di Fox e approfondito i suoi risultati, dimostrando che la nostra conoscenza del gusto è determinata principalmente da DNA, ambiente e cultura. La percezione dei quattro sapori fondamentali, acido, salato, dolce e amaro, è legata a fattori fisiologici di natura ereditaria, ma c’è da specificare un aspetto. Se piacciono i dolci è perché è stata ereditata la caratteristica fisica che sottende alla loro percezione dai genitori. Ma se se ne mangiano molti non è affatto detto che l’eccessiva introduzione di zuccheri nell’organismo sia colpa di mamma e papà. Qui entrano in gioco altri fattori, come ad esempio la facile reperibilità dei dolci rispetto ad altre categorie di alimenti, il loro basso costo, soprattutto delle merendine industriali, che fa sì che la dispensa di casa ne sia sempre piena, perché in assenza di altro ci si può sfamare con quelli. O magari si lavora nel settore e si ricevono buoni sconto o pacchi scorta in omaggio, o ancora si hanno carattere ed attitudini festaiole e si partecipa ad ogni party che capita sotto tiro, con paste, pasticcini e taglio della torta. È stato dimostrato che già durante la permanenza nel ventre materno si formano i gusti e che si ereditano anche così le preferenze alimentari di mamma, a seconda di ciò che lei mangia più di frequente in gravidanza. C’è anche chi è convinto che i padrini e le madrine di battesimo regalino al figlioccio qualche spunto per la tavola, però questo non è stato ancora verificato. Ma qualunque credenza possa essere dimostrata o contraddetta, ci sarà sempre chi si prenderà il merito della preferenza per la frutta e la verdura del figlio scaricando il debole per il cibo spazzatura all’altro genitore e chi incolperà la cucina sostanziosa della nonna per l’eventuale sovrappeso. D’altronde l’alimentazione vive di convinzioni e leggende, nonostante sia una scienza abbastanza complessa.

Rosmeri Marcato