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La tutela dei minori nella nostra diocesi

Sguardo pastorale

Abbiamo già affrontato il tema della tutela dei minori e delle persone vulnerabili a partire dal motu proprio Vos estis di Papa Francesco e dallo statuto del Servizio Nazionale istituito dalla CEI. L’istanza del pontefice, recepita con un certo anticipo dai vescovi italiani, deve essere fatta propria da ogni diocesi con la nomina di un referente diocesano coadiuvato da una commissione.  La settimana scorsa, sul nostro settimanale, è stata pubblicata la nomina dell’intera commissione composta da un sacerdote referente (il sottoscritto), da un parroco don Alberto Alfiero, dalla psicologa dott.ssa Cristina Bordin, dall’avv. Davide Vianello. Quale sarà l’operatività di questa commissione? 

Innanzitutto, dobbiamo dire che siamo ancora nella prima fase di costituzione di questo servizio in ogni diocesi italiana e nel Triveneto il Servizio Regionale è ormai completato dalla presenza di alcuni rappresentanti per diocesi; come commissione diocesana abbiamo partecipato al primo incontro regionale tenutosi a Zelarino proprio per fare il punto della situazione e conoscere il cammino e le proposte già attuate da alcune diocesi (nella foto). Le iniziative, dunque, che potrebbero essere proposte in diocesi saranno in sintonia con quanto condiviso a livello regionale. 

Non si tratta poi di creare dell’allarmismo sulla questione quanto piuttosto di impegnarsi per sostenere una cultura della tutela, all’interno della Chiesa, di chi è più esposto per età o condizione psicologica a qualche tipo di coercizione che si possa configurare come abuso sessuale. 

Papa Francesco nella sua Lettera al Popolo di Dio del 23 agosto 2018, citando la prima lettera ai Corinti: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono”, depreca ogni tipo di abuso, quello sessuale o di potere o di coscienza, per le ferite che vengono provocate nelle vittime ma anche a tutta la comunità e alla famiglia umana, credente o non credente. Non c’è dunque da lanciare un allarme ma una cultura da cambiare, quella cultura che lascia spazio alla prepotenza del più forte sul più debole o su chi è più a rischio e che accetta – se non addirittura arriva a giustificare in alcuni casi – la violenza su alcuni (pensiamo anche alla piaga del bullismo e alle vittime che questa mentalità provoca in età adolescenziale e non solo).

La Chiesa, che è madre, deve farsi garante e promotrice di una cultura della tutela, formando, innanzitutto al suo interno, coscienze attente e vigilanti perché traspaia sempre la bellezza della sua missione e siano evitate ombre o macchie. E allora sarà necessario passare da una cultura del non immischiarsi o del guardare da un’altra parte per passare ad una cultura della corresponsabilità, della solidarietà, della trasparenza e della responsabilità evangelica. 

La prima cosa che deve cambiare nella Chiesa è proprio l’atteggiamento personale che ognuno di noi ha verso suo fratello, sua sorella; e cito D. Bonhoeffer: “É cosí importante pregare per il confratello della mia comunità con il quale ho alcune difficoltà. Pregando per lui giorno per giorno cambierà il mio sguardo su di lui, pregando giorno per giorno per lui cambierà il suo volto“. Dobbiamo rafforzare la preghiera nelle nostre comunità cristiane perché il Signore ci conceda gli occhi della sua Misericordia. 

La commissione diocesana per la tutela dei minori cercherà dunque di inserirsi, come primo passo, nelle iniziative già presenti nelle parrocchie o in diocesi rivolte ad educatori o catechisti per farsi conoscere e per offrire un richiamo su questa attenzione pastorale. 

Sarà compito di questa commissione anche accogliere eventuali segnalazioni nella più completa riservatezza e garantendo l’ascolto e l’accompagnamento di chi vi si rivolgesse: per questo indichiamo un indirizzo mail tutelaminorichioggia@gmail.com e un numero telefonico 3491927143.

don Simone Zocca