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Le testimonianze di chi c’era

PASTORALE GIOVANILE. ORATORIO MADONNA DELLA NAVICELLA

Un bell’incontro diocesano dei giovani quello del 1° dicembre 2019

Da qualche tempo la pastorale giovanile della diocesi di Chioggia coordinata da don Yacopo, promuove un paio di incontri all’anno per i giovani presenti in diocesi. Si tratta di un pomeriggio di incontro, testimonianze e festa per i giovani delle superiori. Questi incontri nascono dalla stima reciproca tra gli adulti appartenenti alle varie esperienze presenti in diocesi (Gioventù Studentesca, Salesiani, gruppi parrocchiali, Scout). Il mese di dicembre vede in programma il Bota fè che quest’anno si è svolto l’1 dicembre presso l’oratorio della parrocchia della Navicella a Sottomarina. La tematica scelta era il mettere fede nella vita di tutti i giorni, in particolare nel mondo della scuola, così è stato chiesto a Luisa Borgato insegnante dell’Istituto Alberghiero di Adria e a tre giovani di raccontare la loro esperienza. 

LUISA, è partita dalla svolta vocazionale che ha sentito all’inizio del suo avvio lavorativo. Una frase di papa Giovanni Paolo II l’ha sempre accompagnata. “Era necessario che l’eroico diventasse quotidiano e il quotidiano eroico”. Quali sono i pilastri su cui si fonda la sua vita? 1) Il mio rapporto con Cristo, la Sua amicizia è la forza che mi dà vita attraverso la domanda di pienezza e di felicità. Così ogni mattina diventa una sorpresa, quando entro a scuola e incontro ragazzi e colleghi per il corridoio saluto con gioia perché mi sono dati, entro in classe e già guardare i loro volti è capire che sono un bene per me. Questo mi fa sorridere anche di fronte alla loro vivacità e il chiedere “come state?” prima di iniziare a fare tutto il resto, rende loro più vicini a me ed io più vicina a loro…. Nel fare lezione non riesco a non guardarli ad uno ad uno, scoprendo spesso qualcosa che li affligge o che li fa star male. A volte non scopro niente di quel che hanno in cuore ma già diventano a me cari… Altre volte invece esco dalla classe e si raccontano, oppure alla macchinetta del caffè o delle merendine entriamo in merito alle loro problematiche affettive. I miei studenti non sono dei numeri! 2) La comunità cristiana o meglio gli amici! Se fosse per la mia capacità, la mia voglia, la mia bravura probabilmente non sarei qui a raccontarvi questi fatti ma vi posso garantire che i volti degli amici sono la mia salvezza…grazie a loro ho visto tutta l’attrattiva che il Signore porta nella vita di chi lo segue.”.

FRANCESCA (non ha mai avuto un buon rapporto con la scuola e lo studio ed anche con la religione: per lunghi anni si è chiesta se veramente esisteva un Dio, poi l’incontro con l’esperienza dei Salesiani). “Riconosco di aver dovuto indossare una maschera perché se dici che sei cristiana, sei presa in giro, mi vergognavo un sacco e non ero coerente con quello che vivevo in oratorio. Quando pensavo alle caratteristiche del buon cristiano, pensavo ad una persona buona, molto studiosa, calma e tranquilla. Io ero e sono l’opposto. Poi qualcosa è iniziato a cambiare attraverso la confessione, la partecipazione all’eucaristia domenicale, ma a scuola continuavo con la mia maschera. Pensavo di dover fare grandi cose per testimoniarlo a scuola. Poi ho cambiato scuola: erano tutti più diretti, ma nonostante tutto ero demotivata. Ecco allora l’incontro con una ragazza amica che mi ha confidato di vivere una cammino di fede: non ero più sola. Ho detto: che bello, quanto è grande la misericordia di Dio! Ora io adesso vado a scuola contenta e felice di andare. Ho capito che essere testimoni a scuola non vuol dire fare tante cose. Ora ho imparato a parlare di come sono, delle cose che faccio in oratorio, del bello di essere Chiesa, quando tutti i miei compagni pensano che per loro non ci sia posto, che la Chiesa è fatta per i vecchi e per i preti che sono tutti falsi. Io invece racconto di una Chiesa che vuole bene anche a noi giovani. Don Bosco diceva “noi facciamo consistere la santità nello stare allegri”. 

GIULIA (ultimo anno di liceo classico) racconta del suo essere in procinto di fare delle scelte fondanti per il futuro della sua vita, e come sia cambiato il suo atteggiamento nella scuola da quando ha incontrato GS. “Nonostante la fatica nello studio ho capito che è la curiosità che rende il mio studio più piacevole. Ho trovato nello studio, quello non superficiale ma quello profondo e pieno di interrogativi, una grande sfida che mi fa dire: ora voglio capire di più”. 

Infine la testimonianza di GIUSEPPE (IV liceo scienze umane). Il suo punto di partenza è stato il ricordare di aver attraversato un periodo triste in cui era arrabbiato con Dio: “ Se Dio è buono perché deve farmi soffrire? Ho perso la fede. Dopo vari eventi ho deciso di cambiare. Ma la compagnia che frequentavo non ha capito e mi hanno abbandonato, mi hanno lasciato solo. Un giorno dovevo andare a ripetizione ma era troppo presto e siccome pioveva mi sono rifugiato in chiesa. Davanti al crocifisso mi sono reso conto che anche Cristo aveva vissuto quello che vivevo io, l’abbandono, la tristezza. Mi faceva quasi compagnia e grazie ad alcune persone che mi sono state accanto sono riuscito a venire fuori da questo periodo ed ho cominciato a scrivere poesie. Penso all’arte quando scrivo poesie, e allora mi viene in mente il quadro del Caravaggio “La vocazione di Matteo”. Era un uomo infimo, un giorno incontra Gesù che lo illumina e quindi lui con lo stesso desiderio di Icaro si risveglia. Noi possiamo fare quello che vogliamo ma alla fine si torna all’inizio. Una volta incontrato Gesù lui non vi lascerà più. Ora io alla sera vado a dormire sereno anche se ho avuto giornate faticose.”

Contro un nichilismo che arriva a dire che i giovani sono tutti vuoti e privi di senso, queste testimonianze dimostrano che invece se si dà spazio a questi cuori così tormentati tutti abbiamo da imparare.

Gazzetta Sabrina