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Tutelare la laguna

GPL e legge speciale. Una proposta

La strada legislativa si può ancora percorrere, ma meglio…

All’indomani dell’incontro tenutosi a Roma tra il Ministro Patuanelli e la Città di Chioggia, rappresentata dalle sue massime istituzioni ed accompagnata da rappresentanti del Comitato No Gpl e delle categorie economiche, erano emerse tre linee sulle quali poter intervenire per risolvere il problema della rimozione dell’impianto di Gpl dal cuore della Città.

La prima: il risarcimento alla società; la seconda: la prosecuzione delle attuali iniziative di contrasto con il fine di raggiungere l’obiettivo; la terza una modifica normativa che rendesse impossibile la messa in funzione dell’impianto.

Non mi soffermo sull’analisi delle prime due perché vorrei concentrarmi sulla terza.

Sono stato subito scettico infatti su quest’ultima ipotesi in quanto ritenevo assai complicato che fosse possibile un intervento normativo di carattere generale, anche se, in verità, è stato presentato in Senato il sub emendamento 11.2000 che purtroppo è naufragato prima ancora di partire. Le caratteristiche fondamentali di una Legge sono infatti a tutti note e sono la “generalità” e “l’astrattezza”: le norme di legge per loro stessa natura sono infatti generali in quanto riguardano tutte le situazioni possibili, non si rivolgono a determinate persone ma ad una serie indeterminata di soggetti; sono poi astratte perché non si riferiscono ad un fatto concreto ma ad una serie ipotetica di fatti.

Di conseguenza capiamo bene che una norma generale che avesse interessato la collettività avrebbe forse risolto il problema di Chioggia, magari creando sconquassi e situazioni difficili in altre realtà diffuse sull’intero territorio nazionale. Chioggia e la sua gente non vogliono questo, ma forse nemmeno i politici proponenti!

Esiste, però, a mio modo di vedere, un’altra soluzione, più localistica, meno invasiva, e per questo forse più efficacie e facile da approvare. 

Dal 23-5-1973 è vigente la cosiddetta legge Speciale per Venezia e la sua laguna, la nr. 171/1973. All’ art. 1 detta legge così recita “La salvaguardia di Venezia e della sua laguna è dichiarata problema di preminente interesse nazionale. La Repubblica garantisce la salvaguardia dell’ambiente paesistico, storico, archeologico ed artistico della città di Venezia e della sua laguna, ne tutela l’equilibrio idraulico, ne preserva l’ambiente dall’inquinamento atmosferico e delle acque e ne assicura la vitalità socioeconomica nel quadro dello sviluppo generale e dello assetto territoriale della Regione. Al perseguimento delle predette finalità concorrono, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, lo Stato, la Regione e gli Enti locali.” Si tratta di una Legge Speciale per la quale vige, rispetto alle leggi ordinarie, il cosiddetto “criterio di prevalenza”, lex specialis derogat legi generali: queste leggi trovano (prevalente) applicazione in luogo delle norme più generali, in quanto preposte proprio a regolare quella particolare circostanza, in quel particolare ambito o luogo. 

La Legge Speciale ha istituito la Commissione Salvaguardia per la quale ha previsto un ruolo irrinunciabile ed assolutamente rilevante al punto di disporre che il parere rilasciato dalla Commissione su qualsiasi intervento (ricadente su Venezia o nella sua Laguna), entro il termine di novanta giorni, sostituisca ogni altro parere, visto, autorizzazione, nulla osta, intesa o assenso, comunque denominati, richiesti in materia dalle leggi vigenti e sia preordinato all’accertamento della compatibilità dei progetti con le finalità indicate dall’art. 1 della Legge Speciale e con gli indirizzi fissati dal Governo. 

Fatte queste brevi premesse vengo al dunque. Come tutti ormai sappiamo il parere della Commissione Salvaguardia, obbligatorio e vincolante per qualsiasi intervento da eseguire nel nostro territorio è stato bypassato dal Decreto Interministeriale per ragioni che non commento. Solo detta Commissione infatti, preposta alla tutela di Venezia e della sua Laguna, nonché garante della Legge Speciale avrebbe potuto essere in grado di valutare, con parere irrinunciabile ed assolutamente vincolante, l’impatto di tale realizzazione sul territorio di sua competenza ed esprimersi, di conseguenza, in merito.

In forza di questa motivazione, visto lo stato dell’arte attuale dell’impianto, propongo una modifica, da inserire a mezzo emendamento nella Legge Speciale, nella parte della stessa legge ritenuta più opportuna dai giuristi; potrebbe essere la seguente: “Al fine di garantire la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio della laguna di Venezia, per tutti gli impianti industriali a rischio rilevante da eseguirsi nell’ambito della conterminazione lagunare è fatto divieto di rilasciare autorizzazioni che permettano la realizzazione e la messa in funzione se non previo parere espresso da parte della Commissione per la salvaguardia di Venezia, ai sensi dell’art. 6 della legge 16 aprile 1973 n. 171, da assumersi a pena di nullità prima della messa in esercizio. Per eventuali impianti la cui realizzazione sia già stata autorizzata con parere rilasciato sotto forma di silenzio-assenso prima dell’entrata in vigore del presente articolo, la messa in esercizio è subordinata al preventivo rilascio del parere espresso da parte della Commissione per la salvaguardia di Venezia”.

L’inserimento di questo semplice emendamento alla “nostra” legge speciale potrebbe essere risolutivo e consentire l’intervento del massimo organo posto a tutela del preziosissimo, quanto delicato, comprensorio in cui abbiamo la fortuna di essere nati e di vivere, 

Carlo Albertini