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Sport, per vivere meglio

Porto Viro

Incontro speciale con i ragazzi delle secondarie di I e II grado

Con il suo carisma, la carica di umanità e i racconti di vita vissuta, per due ore Gianni Maddaloni (nella foto) ha tenuto incollati agli spalti del Palasport le centinaia di studenti delle terze medie, dell’Enaip e dell’Istituto Colombo. Un incontro organizzato dalla cooperativa Titoli Minori in cui lo sport ha fatto da filo conduttore, ma su cui si sono intrecciati i temi della legalità, delle regole, della dignità, del lavoro, del rapporto tra uomo e donna, e molto altro ancora. 

“Io sono stato costretto a diventare uomo a 16 anni, con la morte di mio padre -ha raccontato Maddaloni- e ho capito che lavorando, portando a casa uno stipendio, ero realizzato come persona e come uomo che sostiene la sua famiglia. Le tentazioni ci sono per tutti, è difficile dire no alla strada che sembra la più facile, ma quando una persona è messa in condizione di compiere le scelte giuste, di gestire la sua vita, di avere una propria dignità, si vanno a chiudere tutti gli spazi che la criminalità usa per crescere e prosperare”. 

Lo sport, e in particolare il Judo, è il mezzo utilizzato da Maddaloni per tenere i ragazzi lontani dalla malavita in un quartiere difficile come Scampia. Una storia di successo che parte dalla sua famiglia – i sei figli, di cui uno adottivo, capaci di vincere 39 medaglie d’oro dalle Olimpiadi in giù – ma che si allarga ai tanti ragazzini della periferia recuperati dalla strada e guidati passo passo verso il riscatto e la dignità di un lavoro. 

“Lo sport è un diritto – ha sottolineato Maddaloni – e per questo la porta della palestra è aperta a tutti. Anche a chi non ha la possibilità di pagare. Grazie al sostegno di donatori, sponsor e di quanti credono a questo progetto, diamo a tutti la possibilità di vivere in un mondo fatto di regole e di rispetto. I risultati sportivi possono non arrivare, ma se uno si impegna, una via per riuscire nella vita la trova di sicuro”. 

Non a caso, la storia del figlio Pino, ragazzino in sovrappeso, più basso dei coetanei e dalle caviglie fragili ma poi capace di conquistare l’oro olimpico a Sydney, viene messa sullo stesso piano di quella di Antonio, bulletto undicenne figlio di un carcerato, che viene messo in riga, si applica allo sport, viene inserito nello staff della palestra e alla fine assunto da una delle persone che sostiene l’attività della palestra. Ma sono stati toccanti anche le storie riguardanti ragazzi ipovedenti o con sindrome di Down, la condanna del razzismo e del machismo. 

Coinvolti a più riprese nella discussione, gli studenti hanno partecipato con entusiasmo e hanno posto molte domande o chiesto consigli. Soddisfatto Massimo Mantoan, responsabile territoriale di Titoli Minori i cui educatori svolgono da tempo un lavoro importante sul territorio, che è stato riconosciuto dalla consigliera comunale Cinzia Braghin e dal vicesindaco Doriano Mancin. 

Francesco Ferro