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Sottofondo alle vendite

COSTUME & SOCIETA’

La musica nei negozi e non solo: incentivo o deterrente?

La musica è la colonna sonora dell’esistenza di qualunque abitante del pianeta. Che sia suonata dalla natura o da strumenti fabbricati dall’uomo, delicata o stordente, ben eseguita o da far rabbrividire, la musica non può lasciare indifferenti. E non si riesce a farne a meno, anzi, qualora capitasse un’occasione di silenzio ci sarà sempre chi inizia a tamburellare con le dita o con i piedi. La musica dà ritmo alle giornate ed è presente in sottofondo nella stragrande maggioranza delle attività commerciali, in molti uffici, sale d’attesa e ristoranti. Ma se nelle cuffiette ciascuno può scegliere in tutta libertà cosa ascoltare, in che sequenza, quanto a lungo e a che volume, per gli spazi pubblici è diverso. Esistono degli studi in merito che hanno permesso di formulare strategie di marketing pensate per indurre il cliente ad acquistare proprio in virtù della musica di sottofondo trasmessa dagli altoparlanti dei negozi. Pare infatti che per sfruttare al meglio le potenzialità della propria impresa commerciale si debba puntare su tre fattori organizzativi: l’arredamento, la disposizione della merce e la colonna sonora degli acquisti. Scegliere la musica giusta è fondamentale e ci sono dei campanelli d’allarme da considerare per capire se la playlist può sortire gli effetti sperati, ovvero la felicità della cassa. Si è sulla strada sbagliata se l’esperienza in negozio è troppo breve, se i clienti fanno un giretto distratto, intravedono la merce senza soffermarsi ad osservarla o a tastare la consistenza, se sono in coppia o in gruppo non parlano tra di loro, non commentano ciò che stanno guardando e non danno parola agli addetti alla vendita, a parte il saluto all’entrata che non dovrebbe mai mancare a prescindere. Viene considerato un punto a sfavore anche il fatto che nessuno abbia mai canticchiato o accennato a qualche azione ritmata che lasciasse intendere un coinvolgimento emotivo con il brano in esecuzione. Invece il volume troppo alto dovrebbe sempre essere considerato un deterrente alle vendite, che la musica sia gradevole o meno, così come la diffusione della stessa anche all’esterno. Eppure molti negozi tra i più frequentati e di successo propongono musica a volume talmente alto da rendere difficoltosa la comunicazione. Sarà che il loro target di clienti non supera i 25 anni. In una boutique pensata per signore di mezza età e oltre la musica darebbe quasi fastidio. Ma se la musica può essere usata dal commerciante o dal ristoratore o dal capufficio, anche il consumatore che la ascolta più o meno passivamente deve essere consapevole di quanto essa possa influenzare le sue scelte. Così come al supermercato siamo indotti a comprare i prodotti che si trovano all’altezza dei nostri occhi e che, guardacaso, sono sempre i più costosi, allo stesso modo nei negozi d’abbigliamento la musica giusta può farci diventare inconsapevolmente convinti di aver trovato il cappotto perfetto, il tubino che ci sembra cucito addosso, il paio di scarpe che slanciano la figura e i pantaloni che sfinano la silhouette. Il segreto, sempre secondo i cervelloni evidentemente appassionati di musica, sarebbero i brani che parlano di accettazione del proprio corpo facendo tesoro dei difetti perché agli occhi di qualcuno potrebbero renderci creature incomparabili. Romanticismo assoluto? Poesia raffinata? Semplicemente marketing. Certo, la musica usata così perde tutta la sua magia. Ma negli affari non si guarda in faccia a nessuno.

Rosmeri Marcato