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Una crisi molto rilevante

Attività commerciali

Ben 40 le chiusure definitive degli associati ad Ascom, oltre a quelle di altre attività

commercio locale in forte crisi. L’Ascom ha chiuso il 2019 con un 10% di attività in meno, pari a 40 negozi, ma hanno abbassato la serranda anche altri punti vendita non associati, facendo aumentare il saldo negativo. Tra le cause il caro affitti, la concorrenza dei centri commerciali, gli acquisti online, ma anche le nuove incombenze tecnologiche (fatture elettroniche e invio telematico degli incassi) che hanno accelerato la scelta di andare in pensione di alcuni commercianti di mezza età. Una combinazione di fattori dove l’unico dato certo al momento è la crisi del commercio. «Chiudiamo l’anno con 40 chiusure definitive», spiega il presidente di Ascom, Alessandro Da Re, «ma è un dato di certo sottodimensionato perché ci sono commercianti non associati che hanno scelto comunque di chiudere. Il dato preoccupante è che si tratta di chiusure senza cambi di gestione o cambi di attività, quindi quei negozi rimarranno chiusi. Stiamo attraversando la crisi peggiore degli ultimi tempi e senza un’inversione di rotta siamo destinati a registrare altrettante chiusure nei prossimi anni. Stiamo pagando sicuramente per fattori contingenti, ma paghiamo anche il prezzo di scelte sbagliate fatte negli anni precedenti». Il riferimento di Da Re è all’esplosione della grande distribuzione, che parte avvantaggiata con parcheggi comodi e gratuiti e concentrazione di attività nel medesimo posto, ma nella crisi entra una concomitanza di fattori di cui il presidente Ascom è ben conscio. «I centri commerciali sono parte della responsabilità nel calo degli acquisti», spiega Da Re, «come del resto gli acquisti online soprattutto per alcune tipologie di prodotti, ma ci sono anche altri fattori sul fronte delle spese che un commerciante deve sopportare. Abbiamo il caro affitti, soprattutto in centro, l’aumento delle tasse e non ultimo le nuove disposizioni normative che impongono fatture elettroniche e invio telematico degli incassi. Solo per dotarsi della nuova strumentazione necessaria (registratori di cassa adeguati e modem) ciascuno ha dovuto sborsare 1000 euro, quasi il doppio per chi ha doppia cassa come molti panifici. Per certi commercianti di mezza età l’incombenza non è stata pesante solo dal punto di vista economico, ma anche come apprendimento e, per chi era già quasi vicino alla pensione, la scelta è ricaduta sulla chiusura anticipata dell’attività». Passeggiando per la città in questi giorni, le serrande abbassate si vedono un po’ ovunque. «Le più colpite sono state le periferie», spiega Da Re, «a Sant’Anna sono rimaste tre negozi in tutto, ma anche Chioggia e Sottomarina sono in sofferenza. Abbiamo pezzi importanti dei portici con negozi tutti chiusi in fila, senza parlare di riva Vena. Serve una considerazione diversa per il commercio e per i commercianti, sempre additati come i più grandi evasori, politiche di sostegno. Per dire la scarsa considerazione di cui godiamo si tenga presente che dopo i 10 giorni di emergenza per l’acqua alta avevamo chiesto uno slittamento di un paio di mesi delle imposte, ma l’appello è caduto nel vuoto».

Elisabetta Boscolo Anzoletti