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La vita in lettura

COSTUME & SOCIETA’

I libri fanno bene alla salute e possono favorire anche nuovi legami

Se si chiedesse ad un campione di persone di generazioni diverse quali attività considerano efficacemente rilassanti le risposte non sorprenderebbero granché. Sarebbero, come ogni altro aspetto della vita sociale, specchio dell’epoca in cui viviamo. I più giovani sarebbero indecisi tra i video sul web, la playstation e la musica trap; salendo leggermente con l’età ci si dividerebbe tra il bighellonare per le strade con gli amici, lo shopping e la palestra. Poi, per chi ha famiglia, rilassarsi potrebbe essere semplicemente concedersi quella mezzoretta sul divano cercando di non pensare a nulla, ma respirando a pieni polmoni. Chi vanta una certa saggezza si destreggia bene tra la lettura, il lavoro a maglia o l’uncinetto, il burraco, ogni altro gioco con le carte e i cruciverba. Le eccezioni, gli intrusi, saranno presenti in ogni fascia generazionale, naturalmente, ma la maggioranza potrebbe rispecchiarsi abbastanza in questo schema. Fino a un paio di decenni fa la lettura l’avrebbe fatta da padrona. Si leggeva di più, meglio e più seriamente e non esclusivamente i libri obbligatori per il percorso scolastico. Oggi gli adolescenti sembrano promettere bene, ma quanto agli altri le statistiche parlano chiaro. Eppure leggere allunga la vita. Lo ha dimostrato recentemente la Yale University attraverso uno studio basato sull’analisi del comportamento e in particolare sulle abitudini di lettura di 3635 persone con più di 50 anni. Questi sono stati suddivisi in tre gruppi: il primo comprendeva chi leggeva poco, il secondo coloro che erano soliti leggere per meno di tre ore e mezza a settimana, il terzo chi superava questa soglia. Incrociando tali dati con le cartelle mediche è risultato che coloro che leggono meno di tre ore e mezza a settimana riducono fino al 17% il rischio di ammalarsi gravemente, chi legge ancora di più arriva ad un -23%. In sintesi chi legge ha un’aspettativa di vita più lunga di due anni. Lo studio è solo l’ultimo di tanti che si sono susseguiti nel corso degli anni confermando che leggere fa bene alla salute perché rilassa e stimola la mente aprendola a nuove dinamiche. Chi lo ha inteso cerca di gustarsi qualche pagina nei ritagli di tempo, chi è proprio appassionato ma, non volendo rinunciare a dedicare il proprio tempo libero interamente alla lettura, gradirebbe coniugare la sua grande passione con qualche scampolo di vita sociale, partecipa ai Silent Book Club. Nati nel 2012 negli Stati Uniti, se ne contano ad oggi 160 sparsi in tutto il mondo e si stanno pian piano diffondendo anche in Italia. Sono più liberi e interessanti dei classici Club del Libro che prevedono lo scambio di pareri su un unico romanzo letto da tutti ma che qualcuno potrebbe aver affrontato malvolentieri. Ci si dà appuntamento tramite social network a casa di un privato, in una libreria, in una galleria d’arte o in un locale. Lì si sorseggia qualcosa insieme per la prima mezz’ora, poi per un’ora ognuno legge in silenzio il libro che ha portato e per i successivi trenta minuti i partecipanti condividono impressioni e opinioni. Il club diventa così un ritrovo di lettori incalliti che si suggeriscono nuovi spunti di lettura, visioni differenti della situazione in cui si trova il protagonista del tale romanzo, ipotesi sulla conclusione ideale della storia, che si scambiano aneddoti sulla loro vita da lettori e che possono anche mettersi in società per scrivere un libro. Magari a quattro mani. Perché i libri allungano la vita in tutte le attività che essi portano a svolgere: leggere, discutere, interpretare, inventare. E in questo caso, invece che isolare, invitano a far parte di una comunità.               

Rosmeri Marcato