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Sconforto tra gli anziani

Cittadella socio sanitaria

A proposito del suo futuro e su quello dei servizi socio-sanitari

Più che una intervista abbiamo voluto avvicinare molte persone anziane per conoscere la loro opinione sui servizi socio-sanitari in paese, e il risultato che ne abbiamo ottenuto, indipendentemente dall’età, ha fatto emergere un segno generale di sconforto, più che di delusione: in primis per l’incerto futuro, ormai divenuto un rebus da risolvere, della Cittadella socio-sanitaria; per i lunghi tempi di attesa per ogni richiesta di visita o prestazione in genere; per i medici di famiglia ridotti ormai a fare ricette e prescrizioni, più che visite agli utenti in ambulatorio e tanto altro ancora. E l’impressione che ne abbiamo tratto, come dice Papa Francesco, è che dopo una vita di sacrifici e di lavoro, “i vecchi” finiscono per essere come un peso sociale, “una merce di scarto”, o pressappoco tale. Questo per il modo con il quale vengono considerati e trattati generalmente: anche con “pensione da fame”, forse pensando che per la loro sussistenza basti una scodella di caffelatte con pane, due volte al giorno. Tanti ci hanno confessato di vivere soli, e di doversi affidare, in caso di bisogno per cure, al servizio di trasporto del volontariato che fortunatamente non manca in paese. Ma per ogni servizio sono costretti a lunghe attese. “Per la visita di un medico anche un’ora e più, tra numerose persone in attesa, e lamentele a non finire… specie quando ci si vede passare davanti una persona extracomunitaria… senza conoscerne il motivo…” ci dice Mario, ultranovantenne. E Giuseppina, 89 anni: “Faccio fatica a trovare i soldi anche per il ticket per le medicine e non di rado rinuncio all’acquisto…”. Giuliano e l’amico Vittorio, che hanno superato da tempo entrambi gli ottanta lamentano: “Se vuoi misurarti la pressione dal medico, durante una visita, devi chiederla… e se un dottore va in pensione non è detto che venga sostituito, ma i suoi mutuati vengono spesso passati a un altro collega… questo per questione di numeri… indipendentemente dai tempi di attesa al quale si costringono poi i mutuati…”. Non mancano le lamentele sui silenzi di amministratori e politici sulle sorti della Cittadella, una struttura indispensabile per le occorrenze principali degli anziani… che solo in casi di gravità abbisognano di ricorrere ai servizi specialistici ospedalieri fuori paese. E gli anziani a Cavarzere sono la maggioranza dei cittadini… Nell’occasione della “Festa del medico” ci si attendeva qualche parola di certezza sul futuro della Cittadella: pubblicizzazione, privatizzazione e assorbimento dei servizi da parte dell’ospedale di Chioggia, in via di depotenziamento (ciò che molti temono). Ma su questi interrogativi la Regione Veneto da oltre un anno continua a fare orecchie da mercante, non rispondendo anche alle richieste del Comune o alle interrogazioni consiliari… Mentre il direttore generale, Giuseppe Dal Ben, nella sua ultima venuta a Cavarzere, in proposito è stato generico: dopo essere arrivato in ritardo all’appuntamento con i medici, quando oramai anche il sindaco Tommasi se ne era andato… Si è limitato a dire “nessun taglio dei servizi” (anche se, tra l’altro la chirurgia plastica non esiste più…). E che si è in attesa che “la Regione decida come e quando e se privatizzarla” eventualmente… Precisando, però, che la Cittadella ha bisogno di due grossi interventi funzionali: uno sull’impianto elettrico e uno sulle strutture murarie, ma che “per realizzarli c’è tempo per legge fino al 2025…” Ma non ha detto chi eseguirà questi interventi, e perché la Regione non abbia finora provveduto… Commento del consigliere Emanuele Pasquali di Boscochiaro in proposito (uno dei pochi ancora presente al convegno dei medici): “Da qui al 2025 c’è solo da augurarsi che l’edificio non subisca crolli o cedimenti…”. Parole “pesanti”, ma il maggior pericolo è quello sempre se la Cittadella di Cavarzere avrà o meno ancora un futuro, pubblico o privato: timore di molte persone…

Rolando Ferrarese