//Figura come un ampliamento di una struttura già esistente
supermercato-clodia

Figura come un ampliamento di una struttura già esistente

Supermercato in spiaggia

Polemiche sull’edificio costruito praticamente sulla sabbia, a ridosso dei bagni Clodia

Il supermercato Aldi in costruzione sulla spiaggia scatena lo scontro politico. Da una settimana in città non si parla d’altro. Sui social, con i residenti molti critici per la scelta della location, ma anche in piazza e a Palazzo dove M5S e Lega si rimbalzano le accuse. Il gruppo consiliare grillino ha tentato di smarcarsi subito dal cantiere presentando un ordine del giorno contro il cemento in spiaggia in cui si chiedono nuove regole per vincolare il tipo di costruzioni sulla spiaggia e nelle vicinanze, proponendo nello specifico di estendere le tutele del Piano particolareggiato dell’arenile a gran parte del Parco attrezzato del Lungomare. I grillini puntano il dito contro il Piano Casa regionale, che permette estensioni dei fabbricati esistenti e questo ha provocato l’immediata reazione della Lega che invece sostiene che il Comune avrebbe avuto tutte le possibilità per correggere i piani urbanistici e evitare costruzioni in spiaggia di questo tipo. «L’ordine del giorno non è una conseguenza diretta della notizia del nuovo supermercato», spiega il presidente della commissione Urbanistica, Daniele Padoan, «Con l’ultimo provvedimento relativo a una legge 55 in zona “ex Valentino” ci siamo resi conto che il Piano particolareggiato dell’arenile e la variante al Prg “Parco del Lungomare” devono essere modificati per rendere coerente ciò che sarà possibile fare in spiaggia con la sua naturale destinazione turistico-ricreativa. Il supermercato è solo uno dei tanti frutti del Piano casa regionale, che, in quanto norma sovraordinata, supera le limitazioni dettate dal nostro Piano regolatore e dai piani attuativi. L’amministrazione comunale non ha avuto, né poteva avere, alcun ruolo nel permesso di costruire che gli uffici tecnici hanno dovuto rilasciare per non incorrere in pesanti ricorsi da parte dei proponenti». Secca la replica della Lega che rigetta le colpe all’amministrazione e esibisce il permesso a costruire, il 75 del 2019, a firma del dirigente all’Urbanistica Gianni Favaretto che concede il via libera in settembre alla domanda di ampliamento e ristrutturazione presentata un anno prima dallo stabilimento Bagni Clodia. «Grave che degli amministratori dopo quattro anni ancora non comprendano le differenze tra i vari piani urbanistici», spiega il consigliere della Lega, Marco Dolfin, «lo strumento che norma questo intervento è il Parco attrezzato del Lungomare, in capo al Comune. Se il Piano non rispondeva alla visione ambientale di questa giunta perché non l’hanno modificato? Perché si stracciano le vesti oggi dopo che il permesso a costruire è stato rilasciato? Anch’io sono contrario a questo tipo di intervento, decisamente troppo impattante, ma non si possono scaricare le colpe su altri. I Cinque stelle che oggi gridano al disastro ambientale potevano adoperarsi per cambiare queste norme tanto più che da anni esistono richieste di modifica del Piano urbanistico del Lungomare. Oggi ormai i buoi sono scappati dalla stalla e credo ci sia ben poco da fare». Su questa linea anche il presidente di Ascot, Giorgio Bellemo. «Quante corbellerie ho sentito», spiega Bellemo, «qualche amministratore sta facendo molta confusione, per esempio mettendo assieme Piano Casa e Legge 55. Il supermercato in costruzione deriva dalle Norme tecniche di attuazione del Parco attrezzato del Lungomare, adottato nel 2011, che in quella zona prevede questo tipo di interventi. Il ricorso al Piano casa fa sì che tu non debba sottoscrivere alcun atto d’obbligo con l’amministrazione comunale né presentare un progetto unitario della zona, ma l’intervento è possibile in base al Piano del Lungomare. L’amministrazione può modificare gli strumenti urbanistici se vuole. A tal pro esistono al Protocollo, già dal 2016, istanze presentate da Ascot e di cui è sempre mancata una banale forma di cortesia che consiste in una risposta» 

Elisabetta Boscolo Anzoletti