//Il successo oltre ogni aspettativa
Sanremo-2020

Il successo oltre ogni aspettativa

COSTUME & SOCIETA’

Il Festival di Sanremo batte i record d’ascolto senza offrire nulla di particolare

Il 60 è un numero importante. Chi li ha per età è combattuto tra il sentirsi già vecchio e la ricerca di una nuova giovinezza, magari tentando, con consapevolezza certo, le cose che non si ha mai avuto il coraggio di fare. 60 sono tanti anni anche per un’attività commerciale, per rimanere in tema sono tantissimi se trasposti in percentuale di sconto, anzi, gli esperti consiglieri suggeriscono di diffidare di chi si azzarda a proporre il 60% di sconto, perché quasi certamente nasconde la truffa di un capo della vecchia collezione, ma se il prodotto è buono perché rinunciare? Buon prodotto, percentuale alta. Un affare. Come Sanremo, sembrerebbe di capire. Un 60% di share per la serata finale non si vedeva da almeno 18 anni. Resta da capire il perché. Non delle percentuali più basse delle edizioni precedenti, bensì di così tanto entusiasmo per un Festival del 70esimo anniversario che non ha avuto nulla di sensazionale. Sarà che ormai si preferisce rimanersene a casa anche il sabato sera, al sicuro tra parenti e amici fidati. Sarà che l’influenza deve ancora raggiungere il suo picco stagionale ma conta già parecchi abbonati. Sarà che la controprogrammazione è stata praticamente inesistente, per tutte le cinque serate. Oppure in tanti hanno visto qualcosa d’invisibile. Spettacolo. Talento. Verve. Belle canzoni da ricordare per canticchiarle nei mesi a venire. A parte un paio d’eccezioni, i brani finiranno presto nel dimenticatoio. Alcuni talmente brutti da non sembrare neppure scritti dai cantautori che li hanno presentati, considerando la loro discografia. Citazioni colte ed interessanti ce ne sono state, ma evidentemente sono passate inosservate, visti i piazzamenti. La scelta finale è caduta sulla meno peggio delle classiche sanremesi, riportando il trend sulla strada della banalità dalla quale si erano discostate nettamente le ultime edizioni. Ventiquattro, meno una squalificata a un passo dalla finale, sono tante, e salvarne solo due, massimo tre, può sembrare esageratamente risicato. Anche dieci simil-vallette sono tante, soprattutto se si tiene presente che in origine non doveva essercene nessuna e che il Festival, tra cantanti in gara, ospiti e collaboratori sul palco del conduttore sarebbe stato prevalentemente maschile anche se forse non maschilista. Alla fine la quota rosa, per chi si vanta di questo termine, è stata ampiamente e a tratti ridicolmente raggiunta. Le dieci sono state buttate sul palco a fare quasi sempre da tappezzeria, abbandonate in un cantone in attesa che i maschi della conduzione espletassero il loro bisogno di sentirsi bravi, a prova di papere, impomatati a dovere e sempre sul pezzo, costringendo la platea ad una continua paresi di sorriso da aprire in grassa risata più spesso possibile. Alle donne, incluse per quieto vivere, è stato concesso qualche spazio, qualche manciata di minuti che sono stati di gloria soltanto per una, le altre si sono piazzate tra il non pervenute, le inclassificabili e le probabili preclusioni di un’eventuale futura carriera in tv perché proprio non sarebbe il caso. Abiti da dimenticare per tutte, o meglio per tutti, generico, perché sono inclusi anche i maschietti, cantanti e intrattenitori tutti, meno uno. Per una volta tanto l’allestimento del palco ha suscitato commenti ammirati. Non vale lo stesso per i responsabili del suono, dato che i microfoni per tre sere su cinque hanno fatto infuriare i cantanti in gara. Ma se tutto funzionasse alla perfezione già la prima sera che senso avrebbe arrivare alla quinta? Così come non avrebbe senso far votare sempre la stessa categoria. Meglio variare per sparigliare le carte. Tanto poi è il pubblico, quello del 34% dell’ultima sera, che compra e scarica. 

Rosmeri Marcato