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Risonanze

L’eco della morte di don Pierangelo attraverso i social

Cinquecento like, più di duecento commenti, numerosissime e-mail di risposta e tantissimi sms in WhatsApp sono le risonanze avute alla notizia che Don Pierangelo era passato a celebrare la liturgia perenne dell’Amore del Signore che con tanta passione e dedizione aveva annunciato e vissuto tra noi. Una standing ovation per questo atleta che ha calcato lo stadio della nostra Chiesa locale, e non solo, praticando un gioco di squadra intelligente e creativo, offrendo a tutti assists di umana delicatezza, e realizzando delle bellissime marcature di grazia in innumerevoli cuori. 

«Se qualcuno andrà al suo funerale – scrive dal Vietnam una giovane mamma – porti per favore la mia presenza e il mio desiderio di ringraziare una persona che ha reso la Domenica un giorno di festa: perché c’era la “messa di don Pierangelo” che parlava non di teologia ma di vita vera, fatta di contrasti interiori, di fatiche, di scelte, e ci rendeva poi tutti così simili e fragili e così  umani. Anche i bambini lo ascoltavano, con la curiosità con cui un piccolo ascolta una persona grande solo quando gli piace davvero e molto. Avevamo poi da parlare a casa di quanto insegnato e da provare a metterlo in pratica». «Lo ricordo così – afferma un missionario che l’aveva frequentato per un discreto periodo -: un uomo saggio, mite, con due occhi azzurri vispi come il cielo. Mi aveva regalato alcuni libri di Don Angelo Casati, facendomi conoscere questo uomo che sconfinava… forse come lui stesso, già consapevole di un volto di chiesa che aveva bisogno del vento di Francesco». «Sull’onda dei ricordi – un giovane che aveva condiviso con lui l’esperienza dell’Azione Cattolica -: i campi a Roma, a Vienna, a Ormea, a Cagli; il cammino di Santiago nel 2004; una nottata a sentire “nada te turbe” perché tutti i ragazzi dovevano dire qualcosa. Quanto lo ho odiato… io sempre arrabbiato e lui sempre buono. Un essere “alieno” in qualche modo. Un “pezzo di paradiso”. Un sacerdote! Vien da dire: “Se ne vanno i migliori” per davvero; o “i già pronti!”; o “bho… i geni recessivi”. Di certo, per noi che l’abbiamo conosciuto, “una bella fortuna” insomma. Figlio di una fede e di una mamma antica. Roba da riconciliare pure col Cristianesimo e con la Chiesa. Che di per sé è un miracolo. Un “grande”». « Piango a tratti – confida un’altra giovane degli anni novanta – eppure, anche se piango, non posso che terminare con un sorriso pensando a lui. Ci mancherà un “bambino grande, genuino, trasparente”. Non era il “non ancora”, era il “già”, il “come dovremmo essere”. Una briciola di paradiso. E nelle sue omelie o commenti, anche se a tarda notte nei campi, lo ascoltavo a bocca aperta. Tirava fuori parole dal cuore e te le regalava, trasmettendoti un pezzo della sua serenità». Ed un altro ancora: «Se ne va anzitempo un altro amico prete, precursore di quella Chiesa con il grembiule nella quale sono cresciuto, a cui voglio bene, e a cui sono riconoscente. Buon viaggio don Pierangelo, un dono averti conosciuto, un piacere avere percorso un tratto di strada assieme».  «Caro Don Pierangelo, buono e mite servitore della vigna del Signore, ora stai godendo della felicita piena che sempre hai cercato. Hai dato testimonianza, anche in questa circostanza così misteriosa della malattia, di un rinnovato abbandono ai  disegni del Padre. Veglia su di noi e sulla nostra Diocesi, oggi così smarriti come davanti al sepolcro il venerdì santo». Ad un amico prete che giovedì della scorsa settimana lo aveva esortato a vivere con speranza l’esperienza della croce, rispondeva: «Grazie fratello zebrato (tifava, ahimè, una squadra diversa dalla sua). Per me giorni faticosi ma il Signore e gli amici ci tengono saldi. Il silenzio avvolgente della Quaresima e il canto libero della Pasqua già risuonano». E ad un altro della lontana Puglia: «Vado avanti con fiducia facendo quello che di volta in volta mi prescrivono. Sento l’affetto e la preghiera di molti… e anche questo è terapeutico. Un abbraccio a te e a tutti gli amici comuni». Una settimana fa era triste perché, mi diceva, non riusciva più a rispondere ai messaggini che gli arrivavano; aveva sopra il comodino anche una lettera, e si era riproposto di leggerla appena avrebbe recuperato un po’ di forze. Pensava a come continuare a donarsi. «Ci siamo sentiti fino a pochi giorni fa. Non siamo arrivati a darti la soddisfazione che attendevi e per la quale ti eri dato un gran da fare. Ci hai tenuto per mano anche in questo ultimo periodo, senza mostrare le tue sofferenze; ci parlavi come niente fosse, e invece soffrivi in silenzio». «Pierangelo, sono il papà di una tua compagna di scuola al Veronese. Ho avuto l’onore e il piacere di conoscerti da giovane liceale: sereno, felice, sorridente. I tuoi compagni, con i quali ti trovavi spesso, ti amavano e ti ammiravano per lo spirito di gratuità con cui vivevi il tuo sacerdozio. Anche noi genitori, che chiedevamo di te dopo i vostri periodici incontri».

Potrà suonare scontato, ma in questo momento faccio mie le parole di Sant’Agostino: “Non chiediamoci perché Tu, Signore, ce l’hai tolto, ma Ti ringraziamo perché ce lo hai donato”. «Un cuore puro, un sacerdote illuminato. Da oggi il cielo è più ricco». «Un carissimo, buono, mite pastore… sempre con il suo dolce e bel sorriso!». «Se n’è andato un figlio. Grazie per ogni tuo sorriso, per la tua dolcezza, per aver vissuto il tuo essere prete nella gioia, sempre, anche nel momento della sofferenza e della malattia». «È bello saperti in cielo, felice, accanto al Cristo che un giorno ti ha chiamato e al quale hai risposto con tanta generosità. Ora il Signore ti ha chiamato in disparte per dirti il suo grazie e per assicurarti che niente del tuo lavoro andrà perduto». Il Vescovo Daniel ha manifestato al telefono tutto il suo sgomento. «La diocesi ha perduto un gran bravo prete – mi ha detto – ma ha acquistato un ottimo animatore vocazionale in cielo». «La malattia ti ha portato via, carissimo amico, ma una parte di te è rimasta incagliata nella rete di relazioni che tu stesso hai costruito e nei messaggi d’amore che ci hai lasciato». 

Una folla di amici ha reclamato in questi giorni la tua permanenza tra noi di Pastore saggio e fratello premuroso, implorando dal Signore la grazia della tua guarigione. «Tutti noi avvertivamo il bisogno delle tue catechesi, delle tue profonde spiegazioni della Parola, ma Dio ti ha ritenuto pronto per il paradiso, per la Santa Gerusalemme». E tu, nella prima ora di lunedì, memoria di Santa Scolastica, donna forte e determinata, hai obbedito ancora una volta alla Sua voce e ti sei messo in cammino verso il Dio della vita. Digli di noi, porta con te le intense esperienze che abbiamo vissuto insieme, continua a intercedere e abbraccia tutte le persone che, come te, ci hanno preceduto. Noi conserveremo i tuoi consigli e i tuoi esempi, doneremo ai tuoi genitori, alle sorelle e a tutti i familiari un po’ del grande affetto che è venuto a mancare loro, onoreremo tutto il bene che ci hai voluto. Le lacrime con cui ti salutiamo si trasformino un giorno nella gioia di ritrovare il tuo sorriso e di abitare con te in paradiso.

fz