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Stop alla cimice asiatica

Attenzione all’ambiente

Lo chiedono i coltivatori con l’introduzione della vespa samurai

Un insetto famelico e infestante, la cosiddetta cimice asiatica, sta causando la distruzione di molte coltivazioni agricole, orticole e dei frutteti in molte zone del Veneto e anche nel territorio cavarzerano e polesano, dove certi frutteti sono stati addirittura dimezzati o gravemente danneggiati (come in località Grignella). Causando gravi perdite economiche ai titolari o costringendoli a scegliere, in sostituzione, le coltivazioni estensive. Inizialmente la cimice in questione veniva tenuta a bada con i fitofarmaci, poi proibiti per motivi sanitari. Ora la soluzione potrebbe essere quella della vespa samurai che potrebbe eliminare l’insetto così flagellante per tante aziende, la cui economia è stata gravemente danneggiata; così pure un altro coleottero che potrebbe provocare lo stesso effetto. Il Ministero dell’agricoltura, però, tarda a dar via libera all’introduzione della vespa samurai. Considerato che certi frutteti hanno perduto fino al 60-70% della loro produzione (in particolare le pere abate, spesso intaccate e invendibili sul mercato), la grave situazione è stata esaminata e dibattuta in un recente convegno di agricoltori e coltivatori diretti a Ferrara, con i dirigenti di alcune regioni. Si stanno sottostimando i contributi finora stanziati dalle regioni, dal momento che la crisi in atto, senza soluzioni tempestive, mette a rischio anche migliaia di posti di lavoro. C’è anche un accordo fra il Ministero delle politiche agricole e l’Abi (associazione bancaria italiana) per sospendere i mutui nelle zone colpite; ma, anche in questo caso, manca ancora un decreto del governo per il via libera. Anche le piantagioni di kiwi, di pesche e di nettarine, sono quelle più colpite. Di fronte a questa situazione, se non si troveranno soluzioni, le coltivazioni dovranno essere estirpate, come ha detto un agricoltore, per evitare ulteriori e più gravi danni… e come ha fatto presente il presidente della Confagricoltura di Rovigo, Stefano Casolini, i coltivatori sono ormai esasperati dal momento che nella scorsa annata hanno subito una perdita addirittura dal 40 al 100% del raccolto, con un danno di € 8mila a ettaro (di fronte a una produzione relativa alle sole spese che in provincia di Rovigo soltanto rende un reddito lordo di € 16 milioni). Nella fattispecie si sollecita, quindi, anche l’interessamento dell’Unione europea nella ricerca scientifica, oltre che del governo italiano, pure per quanto concerne le norme di introduzione di prodotti contro i danni della cimice asiatica, prima che sia troppo tardi… per una agricoltura in genere che deve far fronte alla concorrenza estera con la qualità del prodotto. 

Rolando Ferrarese