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#IORESTOACASA

#iorestoacasa

di Vincenzo Tosello

Con l’avvicinarsi del contagio anche alle nostre zone, avvertiamo sempre di più la gravità della situazione che ha spinto il governo a dichiarare tutto il Paese “zona protetta”, anzi, dovremmo dire, “controllata”. Appare al momento probabile addirittura l’inasprimento delle misure (lo chiede a gran voce la Lombardia, sempre più sotto pressione; ma anche altri – non tutti purtroppo per ora – si rendono conto della gravità e urgenza). Non può certo consolare la constatazione che nel nostro Veneto la diffusione del contagio è inferiore a quella della regione sorella; né il peso incombente può essere alleggerito – che anzi viene incupito, poiché possono venir meno anche le invocate forme di solidarietà – dal fatto che pure altri paesi europei (e un po’ ovunque) sono colpiti in modo crescente dall’infezione. “Siamo in guerra” è il ritornello che rimbalza dappertutto: realtà innegabile per un evento inatteso e gravissimo che sconvolge già ora la nostra vita quotidiana e recherà con sé conseguenze paragonabili a un conflitto di vaste proporzioni. Una guerra brutta davvero, da combattere contro un nemico invisibile (molto più invisibile del terrorismo, che pure l’Italia ha saputo battere fino ad ora): una guerra che non richiede armamenti ma grande responsabilità e un coinvolgimento totale; non ha un fronte definito e raggiungibile o evitabile perché il fronte è dappertutto. Una guerra, o se preferiamo una battaglia, “senza quartiere” nel vero senso della parola. La comunità ecclesiale si è schierata da subito – pur con sofferenza e qualche iniziale perplessità (vogliamo tacere di qualche frangia d’inqualificabile contrasto) a sostegno della battaglia sferrata alla diffusione del virus, rinunciando – non solo per obbligo, ma per scelta – a celebrazioni e incontri pubblici, invitando alla preghiera personale e in famiglia come alternativa educativa per una non meno autentica vita di fede. Un grazie, in particolare, al nostro vescovo, che con la messa domenicale celebrata a porte chiuse ma trasmessa sul suo profilo FB ci tiene in qualche modo uniti come comunità diocesana, pur separati e lontani fisicamente; e con i profondi suggerimenti di meditazione e preghiera attraverso Salmi prescelti ci offre un itinerario prezioso di preghiera comune. Certo, i fedeli sono chiamati in questa impensabile Quaresima, ad un “digiuno eucaristico” al contrario (non l’astensione dal cibo per ricevere il Pane eucaristico, ma l’astensione dallo stesso Pane…), ad un “digiuno” mai preventivato nelle tante nostre Quaresime. Il “digiuno” ora – incredibile a dirsi, ma necessario e urgente – deve allargarsi severamente anche ai rapporti sociali. Per questo – anche in accordo con gli altri settimanali diocesani – facciamo nostro l’appello che identifica l’ultimo decreto governativo e risuona da tutti i reparti ospedalieri al collasso: #iorestoacasa. E’ un impegno ed un obbligo morale, facendo ricorso il meno possibile alla (troppo facile) autocertificazione. Questa guerra, lo sappiamo, va combattuta e vinta solo così. 

V. T.