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Liste degli acquisti altrui

COSTUME & SOCIETA’

Raccolte e pubblicate su Instagram. Una parentesi divertente di quotidianità

Se si cerca nei posti giusti anche l’ambiente più negativo potrebbe riservare soprese interessanti. Oggi il primo che viene in mente è il web, nello specifico le piattaforme social. 

Argomento di dibattito infinito, rifugio per lo svago o per inventarsi un’identità fittizia, occasione di lavoro, metro di giudizio per chi il lavoro vorrebbe proporlo e che per farsi un’idea dei candidati ne sbircia i profili, luogo non fisico e per questo preferito per riunioni virtuali tra genitori, ex compagni di scuola e chiunque altro voglia mettersi in contatto mantenendo le distanze reali, fosse anche solo per evitare di doversi preparare, mettersi al volante e macinare chilometri. O preparare il rinfresco qualora la sede scelta fosse casa sua. 

I social sono la piazza giusta per farsi notare dando il meglio o il peggio di se stessi, con un numero imprecisato dei secondi, sotto mentite spoglie e quindi impunibili. 

C’è chi mette in mostra se stesso e le proprie capacità e chi invece si inventa una trovata che coinvolge involontariamente e indirettamente dei perfetti estranei dei quali nessuno saprà mai l’identità perché non rilevante e soprattutto perché in caso contrario rischierebbe forse parecchie denunce. 

Partendo dal presupposto che ogni oggetto abbandonato non è di proprietà di nessuno e chiunque può impossessarsene, un giovane della provincia di Udine, appassionato di cose abbandonate per terra fin da bambino, sette anni fa ha deciso di condividere le liste della spesa altrui. Stupito dal fatto che, nonostante gli strumenti ipertecnologici facilmente fruibili senza spendere una fortuna, ci fossero ancora tantissime persone di ogni età tra le corsie del supermercato intente a leggere su foglietti volanti scritti a penna l’elenco delle cose necessarie, ha iniziato a raccogliere le liste abbandonate nei carrelli per fotografarle e pubblicarle su Instagram. 

Le liste non saranno divertenti come i cartelli appesi fuori dalle attività commerciali con avvisi strampalati ed errori ortografici clamorosi o singolari come i cognomi dei professionisti correlati ai loro mestieri, però sanno di quotidianità, di impegni da portare a termine prima del rientro, scritti a casaccio o nell’ordine più conveniente per limitare i tempi d’attesa qualora fosse incluso il pagamento di una bolletta, parlano di tutti più che del singolo e, come tutti i documenti scritti a mano per uno scopo preciso, potrebbero nascondere trucchi e segreti. 

C’è chi include tra le righe lettere e parole che rimandano a impegni di cui non si vuole far sapere, quindi qualora la lista della spesa finisse in mano ad altri non si correrebbe il rischio di essere scoperti. 

I più organizzati, poi, quelli che devono assolutamente attenersi all’elenco prestabilito e non vogliono essere tentati da offerte e promozioni, scrivono i prodotti nell’ordine preciso di corsia, così da andare filati afferrando la merce selezionata senza guardare in faccia nessuno, che sia un pacco doppio di biscotti o un invito alla prova su un nuovo formato di pasta. 

Però per gustarsi tutte queste particolarità si dovrebbe scrivere la provenienza, eppure il materiale per sorridere è più che sufficiente. 

Da chi correda la lista con disegni dettagliati della merce agli errori ortografici più comuni come “crecher” e “brì”, anche se le parole più sbagliate sono yogurt, würstel e brioche. 

Molti aggiungono messaggi per chi andrà a fare la spesa, del tipo “guarda la scadenza”, “guardami ogni tanto!”, “poi basta, che dobbiamo svuotare il frigo”, “poi prendi quello che ti va”. 

Liste della spesa assurde se ne trovano tra le oltre 900 raccolte, ma tra le tante spicca quella di una signora presumibilmente anziana, lo si capisce dalla grafia, che scrive “prendimi il carbone vegetale per non scoreggiare la notte”. 

Rosmeri Marcato