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Anelli di una catena

Economia

Quando ne usciremo il problema sarà rimetterci in piedi

Questo virus sta spazzando via in poche settimane tutti i miasmi che hanno avvelenato la nostra società negli ultimi anni: dagli oppositori dei vaccini (dove sono finiti i no vax?), a chi voleva far uscire l’Italia dall’euro – e adesso la liretta solitaria sarebbe alla deriva e noi con essa. Fino agli stolti che propugnavano l’addio all’Europa, la mitica Italexit.

Segnatevi nomi e cognomi, così vi ricorderete i cuochi di ricette così strampalate e dannose che ieri sembravano attraenti, e già oggi puramente masochiste. Perché solo l’aggancio a una moneta forte ci permette di stare ancorati a molte altre economie forti. E al gigantesco paracadute chiamato Bce: solo la Banca centrale europea potrà darci una mano di fronte alla montagna del debito pubblico che ci schiaccia – ce ne eravamo tutti disinteressati, così intenti a farlo crescere con prebende pubbliche e pensioni a manica larga –, con uno spread crescente e meno risorse per farvi fronte. Dobbiamo già oggi fare più debiti, e quelli vecchi ci costeranno di più.

Non (solo) per generosità ci verrà in aiuto la Bce: siamo dentro una catena, se si spezza l’Italia, si spezza la catena. Quindi è interesse di tutti che la catena rimanga bella solida. Non a caso potrebbe essere la volta buona che gli eurobond – insomma i titoli di Stato comunitari e non nazionali – vengano alla luce.

Per non parlare dell’addio alla libertà di circolazione di merci e servizi nel più grande mercato al mondo che è l’Europa, in caso di addio all’Unione Europea. Una simile sciocchezza – ubriacati dall’euforia nazionalista che ha disperso nell’aria la Brexit – avrebbe comportato dazi in uscita per tutti i nostri prodotti, che già ora rimangono fermi nei magazzini per rarefazione di compratori. È la ricchezza che generiamo, che permette tra l’altro di avere quegli introiti fiscali che tengono in piedi la sanità nazionale gratis per tutti! Senza, ci cureremmo con l’aspirina a casa.

Quindi stringiamoci a coorte per nulla pronti alla morte. E qui si esaurisca il nazionalismo da inno e si riaprano le finestre a una società aperta, a un’economia lontana dall’autarchia: siamo sessanta milioni di persone racchiuse in un fazzoletto di terra; siamo noi ad avere bisogno del mondo, non il contrario.

Nicola Salvagnin