//Ma …quale sicurezza?
socogas-Chioggia

Ma …quale sicurezza?

Questione gpl

Nonostante l’emergenza il Cmitato è operativo. I tanti interrogativi dei cittadini inevasi

La crisi per il Coronavirus di questi giorni sta portando alla luce le tante sfide inaspettate che ci costringono a rimodulare la vita di ciascuno di noi e le nostre consolidate abitudini. Perennemente collegati alla TV che, diciamolo, a volte fa del vero terrorismo, con il telefono in mano, per avere altre notizie fresche, abbiamo aderito a numerosi gruppi whatsapp tanto da avere la sensazione che il nostro tempo non ci appartenga più e continuiamo ad inserire nel nostro cervello notizie negative su notizie negative mandate da amici, colleghi, conoscenti, parenti, rischiando, così, di abbassare l’umore già provato e rendendoci meno credibili anche agli occhi delle persone che vivono con noi. Con l’emergenza sanitaria in corso, visto che non ci si può muovere da casa anche “Nuova Scintilla” ha  dovuto adeguarsi allo smart working in Italia e si costruisce il giornale lavorando da casa. 

E il Comitato No GPL a Chioggia, che fa? Si chiede la gente. Tutto fermo? A sentire Giorgio Rossi portavoce del gruppo direi proprio di no! Il Comitato sta lavorando a pieno ritmo, ma in video conferenza e, in questi giorni di isolamento, ha sentito più volte l’avvocato, che a sua volta è in collegamento con Roma, anche se i ministeri MISE  e MIT, ovviamente, sono impegnati a pieno ritmo in tutt’altre faccende, data la grave situazione in cui versa l’Italia per la pandemia di Covid 19. Il Ministero per lo Sviluppo Economico riassicura, comunque, il prossimo procedimento legislativo e il  Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che  non concederà alcuna proroga per finire il cantiere,  visto anche il diniego alla ditta del presidente dell’autorità portuale di Venezia Pino Musolino alla concessione della banchina ad uso esclusivo,  fino a quando Socogas non ottenesse da parte del Comune di Chioggia la variante  al piano regolatore per la trasformazione del porto da commerciale ad industriale. Tutto fermo, invece, per quanto riguarda i ricorsi di Costa Bioenergie. Anzi ci dice il Rossi, senza anticipare troppo: “Nell’ultimo accesso agli atti,  Socogas ci ha dato lo spunto per intervenire, per il tramite delle Associazioni Ambientaliste, come Città e Comitato, nei prossimi suoi procedimenti amministrativi …”.  Ma la gente continua a chiedersi: possibile che la Magistratura in questi anni di indagini non abbia trovato nulla da ridire sul fatto che durante il trasferimento dell’impianto per il rifornimento delle navi in porto dai Saloni a Punta Colombi lo si sia trasformato da gasolio ad un impianto di GPL (un prodotto ben diverso) e dieci volte più grande, nonostante fosse prossimo a siti sensibili in barba alla normativa vigente? Non solo! Che non ci sia nulla da ridire sull’autorizzazione del dirigente di urbanistica del Comune di Chioggia palesemente illegittimo  su cui si è fondato tutto? Perché l’ex direttore generale del MIT non ha mai chiesto i documenti  che la Capitaneria di Porto avrebbe dovuto rilasciare  a Socogas per un simile impianto e che mai ha rilasciato? Perché la ditta, dopo ben 5 anni di ricorsi, non ha mai sanato le prescrizioni richieste dalla Provincia, ora Città Metropolitana, in tema di VIA (valutazione impatto ambientale) e VAS  (valutazione ambientale strategica) rimandando il tutto ad una fase successiva, a  lavori finiti, per fornire le autorizzazioni e i piani di sicurezza relativamente al percorso delle navi gasiere, come se fosse una cosa da nulla navigare con una bomba attraverso un porto peschereccio, turistico e commerciale, in estate sempre sovraffollato, e lungo un canale di barena stretto e tangente a tutto il  centro storico di Chioggia, città  millenaria, e come se non si mettesse in pericolo la salute e la stessa incolumità di più di 20.000 abitanti, tanti sono quelli di Chioggia e di Borgo San Giovanni?  

R. D.