//Tina Anselmi, donna che amò l’Italia
Anselmi-Tina

Tina Anselmi, donna che amò l’Italia

Cavarzere. Marzo donna

Doveva essere ricordata in questo mese

Il 14 marzo scorso, gli Assessorati alle Pari Opportunità e alla Cultura, in collaborazione con il “Gruppo Animazione S. Mauro”, avevano programmato un incontro, per “Marzo Donna”, sulla figura di Tina Anselmi: “Tina Anselmi, una donna protagonista del ‘900”, al quale doveva essere presente Anna Maria Giannuzzi Miraglia, già assessore al Comune di Venezia, oltre che collaboratrice ed amica di Tina Anselmi. Per narrare la vita e l’impegno politico e pubblico di Tina Anselmi difficilmente potrebbe bastare un incontro, ma è giusto tracciarne un breve profilo per renderle giustizia su quanto da lei fatto nella storia della nostra Repubblica e per la crescita civile e democratica del nostro paese. Tina Anselmi nasceva a Castelfranco Veneto il 25 marzo del 1927 in una famiglia cattolica, il padre era aiuto farmacista di idee socialiste e per questo perseguitato dai fascisti, mentre la madre gestiva un’osteria assieme alla nonna. Frequentò il ginnasio nella città natale, quindi l’istituto magistrale a Bassano del Grappa. E’ proprio a Bassano del Grappa che il 26 settembre del 1944 i nazifascisti costrinsero lei e altri studenti ad assistere all’impiccagione di trentuno prigionieri per rappresaglia. Da quel momento la giovane Tina decide di prender parte attiva alla Resistenza. Con il nome di battaglia di “Gabriella” divenne staffetta della brigata Cesare Battisti al comando di Gino Sartor, quindi passò al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Nel frattempo, nel dicembre dello stesso1944, si iscrisse alla Democrazia Cristiana ed iniziò a partecipare attivamente alla vita del partito. Dopo la Liberazione, si laureò all’Università Cattolica di Milano. Fu sindacalista, nella Cgil prima e poi, dalla sua fondazione, nella Cisl. Dal 1958 si impegnò nel partito, incaricata nazionale dei giovani democristiani, vicepresidente dell’Unione europea femminile, componente del Consiglio nazionale della Dc. Dal 1968 al 1992, fu deputata eletta sempre nella circoscrizione di Venezia-Treviso. Nel corso del suo lungo mandato parlamentare fece parte delle commissioni Lavoro e Previdenza Sociale, Igiene e Sanità, Affari Sociali. Si occupò molto dei problemi della famiglia e della donna. Fu per tre volte sottosegretario al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Dal 29 luglio 1976 fu Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel governo Andreotti III: un fatto storico, perché Tina Anselmi fu la prima donna Ministro in Italia. Nel ‘77 si deve a Tina Anselmi la prima legge italiana (L. n. 903/1977) che apriva alla parità salariale e di trattamento nei luoghi di lavoro, nell’ottica di abolire le discriminazioni di genere fra uomo e donna. Nei governi Andreotti IV e V, fu Ministro della Sanità e si deve, sempre alla Anselmi, la legge Istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (L. 23.12.1978 n. 833), che tanta importanza ha in questo periodo. Se l’Italia riesce, pur in grave difficoltà, ad affrontare una simile emergenza sanitaria è perché qualcuno, come Tina Anselmi, credeva che l’accesso alle cure dovesse essere libero e gratuito per tutti. Nel 1981, nel corso della VIII legislatura, venne nominata presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli, terminò i lavori nel 1985.La condusse in modo esemplare ed inflessibile. Fu considerata come una “madre della Repubblica” e la sua candidatura fu proposta più volte durante le elezioni per il Capo dello Stato, prima nel 1992 e poi nel 2006. Purtroppo, per ragioni politiche, le furono preferiti altri. Tina Anselmi, una grande donna cattolica e veneta. Una donna che ha amato l’Italia e la democrazia e che in vita non ha avuto la giusta riconoscenza. In un marzo che è dedicato alla donna, in questi giorni di estrema difficoltà, è giusto ricordare questa importante figura politica che ha contribuito in maniera determinante alla crescita e alla modernizzazione del nostro Paese.

Raffaella Pacchiega