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Verso la luce

di Vincenzo Tosello

In vista del decreto che sancisce il prolungamento, dato per scontato, di quindici giorni dell’attuale regime emergenziale con le relative indispensabili e inevitabili limitazioni alla vita sociale, culturale, religiosa ed economica (anche se ora viene consentita una passeggiata ai figli con un loro genitore, vicini a casa…), le nostre comunità cristiane (ma anche la comunità civile) si dispone a vivere una Settimana Santa e una Pasqua del tutto eccezionali, come del resto è stato eccezionale questo “tempo forte” della Quaresima 2020, segnato fin dall’inizio, appunto da quel mercoledì “senza Le Ceneri”, dalla impensabile privazione delle celebrazioni pubbliche e della partecipazione dei fedeli all’Eucaristia, con l’accentuazione, invece, della preghiera personale e familiare e vivendo intensamente la “comunione spirituale”. Una Settimana Santa che si apre proprio in questa domenica, che chiameremo solo “Domenica di Passione” (come pure è il suo nome liturgico) e non anche “Domenica delle palme”, dato che i segni esterni dell’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme – con l’entusiasmo dei canti e lo sventolio dei rami d’ulivo – sono stati opportunamente messi tra parentesi. I riti della Settimana Santa saranno vissuti dai fedeli attraverso i mezzi di comunicazione sociale, mai avvertiti così importanti e vitali anche in questa dimensione, in comunione con il papa, con il vescovo, con i sacerdoti. A Chioggia i sacerdoti della città partecipano unitariamente alle celebrazioni del vescovo Adriano in cattedrale, compresa la solenne Azione liturgica della Passione del Signore il venerdì santo alle ore 15 (ma con qualche immagine visiva a richiamare il nostro amato, maestoso e dolente, Crocifisso di S. Domenico), fino alla solenne Veglia pasquale e al “pontificale” della Pasqua di Risurrezione, annuncio e forza di speranza anche per una concreta “risurrezione” della nostra vita ecclesiale e sociale. Il territorio della nostra diocesi, si può dire, è stato toccato solo marginalmente (i dati ufficiali, alla domenica 29 marzo, registravano 84 casi nel comune di Chioggia – compresi quelli registrati a Valli, in diocesi di Padova – e 15 complessivamente negli altri comuni) dall’epidemia, che ha tremendamente prostrato tante comunità; ma partecipiamo intensamente e sentiamo sulla nostra pelle il dolore e la sofferenza di tutti, il senso di smarrimento e di angoscia, il rammarico per non poter salutare dignitosamente i nostri defunti (il vescovo ha ricordato venerdì 27 le 120 persone care accompagnate in diocesi all’ultima dimora senza funerali in questo lungo periodo di emergenza), il peso dell’isolamento e della distanziazione sociale; condividiamo e condivideremo la crisi economica che si profila, e proprio da noi in modo particolare per alcuni settori, dalla pesca al turismo. Ma ci sentiamo sorretti dalla speranza, particolarmente in questa Settimana che ci apre alla luce della Risurrezione. Presto sarà tempo di ripresa, e occorre pensare già al dopo. Potrà essere certo migliore se collaboreremo tutti.  

V. T.