//I fratelli Corrà accomunati nel ricordo
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I fratelli Corrà accomunati nel ricordo

25 APRILE.

Nel 15° anniversario della morte di Sennen Corrà e nel 75° del Sacrificio dei Fratelli Flavio e Gedeone

Una affettuosa e devota rievocazione del vescovo Sennen e dei Servi di Dio Flavio e Gedeone da parte di un nipote sacerdote

A causa delle restrizioni non si può celebrare sabato 25 aprile la messa per l’anniversario presso la tomba nel duomo di Portogruaro che, già programmata, avrebbe visto la convinta presenza, dal Veronese, di pellegrini dell’Associazione Fratelli Flavio e Gedeone Corrà che cura la causa degli eroici fratelli del vescovo Sennen: due esempi da presentare insieme a lui in una giornata storica per la nazione e l’umanità intera impegnate a “sconfiggere” oggi un’altra guerra mondiale. 

A Verona fu professore di teologia e insieme parroco (San Luca, Cadidavid), poi vescovo di Chioggia per tredici anni, infine di Concordia-Pordenone per altri undici: in quest’ultima città anche concluse il suo ministero e cammino di vita quindici anni fa. “Pensavo che il mio prossimo trasferimento sarebbe stato quello definitivo alla patria del cielo, invece il Santo Padre mi ha chiesto di farne prima uno a Pordenone”: era questo il modo scherzoso, abituale, del vescovo Sennen, mio zio, di raccontare le cose importanti della sua vita. In quel tempo (1989) e a tale proposito avevo però letto per sbaglio un suo appunto personale: “Non ho mai pensato che spetti a me decidere queste cose. Sono disponibile a fare la volontà di Dio”. Esso mi è rimasto impresso e mi è stato di riferimento nell’accettare anch’io la diversità di incarichi che mi sono stati affidati nel tempo qui in diocesi di Verona.

25 aprile giorno di plurima memoria: per don Sennen, ora del vescovo Sennen

Il suo trasferimento definitivo alla “patria del cielo” avvenne il 25 aprile 2005, il giorno della memoria civile della liberazione: quasi coincidenza, visto che Sennen aveva in famiglia dovuto fare tragici conti con la seconda guerra mondiale. Pochi giorni dopo quel 25 aprile 1945 erano cominciati a rientrare i prigionieri sopravvissuti ai campi di lavoro, di concentramento e di sterminio nazisti. Passavano i giorni, e giunse infine la notizia, portata dai compagni di prigionia: Flavio e Gedeone Corrà, fratelli suoi e di mia madre, non erano riusciti a sopravvivere al campo di Flossenbürg. Erano morti, di stenti e dando una grande testimonianza di fede cristiana, qualche giorno prima: Gedeone il 18 marzo, Flavio il 1° aprile (anche di essi celebriamo dunque quest’anno, e in queste settimane, il 75° anniversario!). Due figure straordinarie di credenti e di cittadini, tanto da essere soggetti di una causa di beatificazione (iniziata giusto vent’anni fa); scelti a suo tempo dalle Chiese del Triveneto fra i “Testimoni del ‘900” presentati al convegno ecclesiale nazionale di Verona del 2006: “Partigiani di Dio” li definisce il titolo della biografia stesa dal vaticanista, originario di Chioggia, Andrea Tornielli. Sennen, seminarista di teologia, più giovane di loro rispettivamente di sette e quattro anni, stava concludendo gli esercizi spirituali in preparazione al diaconato quando il vescovo stesso di Verona, con scarne parole, gli portò la notizia: “Andando a casa troverai una grande sofferenza”. Lui capì e chiese: “Uno?”; “No, tutti e due”, gli fu risposto. Una sofferenza che solo la vicinanza delle persone poté attutire e che per la mamma dei due martiri e del futuro vescovo poté essere sopportata alla luce di una grandissima fede: ripeté infatti che se gli fosse mancata un giorno l’Eucaristia non avrebbe potuto arrivare a sera!     

L’immaginetta eloquente della sua ordinazione e prima messa

Per meglio comprendere quel momento cruciale e poi tutta l’esistenza di monsignor Sennen Corrà forse si deve andare alla sua ordinazione sacerdotale del 29 giugno 1947, due anni appena dopo il martirio dei fratelli. È particolarmente eloquente l’immaginetta da lui scelta e stampata con il “classico” Buon Pastore e, nel retro, la preghiera per l’occasione composta. Questa fa menzione del sacrificio dei due fratelli e si arguisce così come intensa fosse ancora la sofferenza sua e dei familiari per il dramma vissuto (Sennen era legato in modo forte a Flavio e Gedeone): ma è anche importante notare l’assenza di qualsiasi sentimento di rancore o vendetta; fluisce anzi il perdono e l’invocazione per chi aveva fatto loro del male; per sé poi chiede il dono di saper amare, che il fuoco dell’amore guidi il suo zelo apostolico.

Così fu, in effetti, fin dal suo primo incarico in un paese della Bassa Veronese, Sanguinetto: il parroco aveva fama di essere “terribile con i curati” [a Verona così sono detti quelli che noi qui chiamiamo cappellani, ndr], ma il giovane don Sennen ne seppe conquistare subito la simpatia con l’umanità e la giovialità. Credo che lo stesso possano attestare di lui i cristiani delle diocesi che lo ebbero vescovo/pastore del gregge in conformità al “Sacerdos alter Christus”, espressione questa che si direbbe oggi presentare la figura del prete in un modo superato dal Concilio Vaticano Secondo; la dobbiamo invece intendere – e la leggiamo in alto sopra il testo della preghiera del santino del 1947 – come il pensiero che animò costantemente la vocazione di monsignor Corrà: il prete come parte del gregge del Signore, e in esso buon pastore alla scuola di Gesù.

Anche noi familiari, quando venivamo a Chioggia prima, a Pordenone poi (e trovavamo con lui la zia maggiore Noemi, a lungo inferma a letto eppure sempre santamente allegra), eravamo accolti dalla sua affabilità e ne ascoltavamo le confidenze fatte di racconti pastorali, di incontri con le persone nelle comunità: “fioretti”, da lui anche impressi per iscritto e poi consegnati alla stampa. Egli ci dava allora conferma che le antiche sue ispirazioni e aspirazioni di novello prete erano state guide sempre del suo cammino: un sacerdote/parroco prima e un vescovo/parroco poi.

È questa pastoralità, vicinanza alla gente, da sostenere nella speranza, rendendo presente continuamente il Signore che mai abbandona il suo popolo e continua a offrirsi per la sua salvezza nel sacramento pasquale del suo Corpo e del suo Sangue, l’eredità che io tengo particolarmente cara nel mio servizio di parroco, e non solo perché dallo zio monsignor Sennen ho ricevuto la grazia del battesimo e, dopo 25 anni, anche quella dell’imposizione delle mani nell’ordinazione sacerdotale.

Dal cielo accompagni ancora i tanti che incontrò e guidò a fare esperienza dell’amore del Signore.don Piergiorgio Soardo, nipote del vescovo Sennen Corrà e dei Servi di Dio Flavio e Gedeone, parroco di San Michele Extra in Verona.