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La Caritas clodiense e l’emergenza Covid-19

Oramai tutti siamo al corrente delle difficoltà non solo di tipo sanitario generate dall’epidemia in corso. Da diverse settimane infatti, il massiccio blocco delle attività e della mobilità che si è reso necessario ha generato pesanti ripercussioni, molte delle quali sono sotto gli occhi di tutti.

La più evidente è data da un aumento esponenziale della richiesta da parte di molte famiglie di beni di prima necessità, causato dall’impossibilità di far fronte al bisogno per la mancanza (transitoria ma a volte definitiva) della fonte di reddito della quale potevano disporre.

La Caritas Diocesana, ma anche diverse Caritas parrocchiali, si sono prontamente attivate, con modalità diverse a seconda delle circostanze territoriali.

Come tutti sanno, il Governo ha messo a disposizione di ciascun Comune una cifra da distribuire in buoni spesa per l’acquisto di beni di prima necessità. A Chioggia la Caritas – con numerosi volontari, attraverso il prezioso strumento dell’Emporio della Solidarietà, ma anche con significative collaborazioni con Croce Rossa, volontari Salesiani, parrocchie, altre organizzazioni presenti nel territorio – ha raccolto la richiesta di collaborazione rivoltole dal Comune per un’efficace e puntuale consegna dei buoni spesa a coloro che ne hanno diritto. Per dare un’idea del lavoro che si sta svolgendo, basti pensare che nella settimana 3-10 aprile sono stati consegnati buoni spesa a quasi 200 famiglie messe in grave difficoltà dall’emergenza sanitaria in corso. I numeri sono tuttavia in aumento. 

 Contemporaneamente però, il lavoro degli Empori di Chioggia e di Porto Tolle e l’opera delle        parrocchie che distribuiscono alimenti non si è fermato. Pur modificando il modo di operare per renderlo consono alle normative (distanziamenti, contingentamento degli accessi, consegne a domicilio), tutte le famiglie “in carico” sono state soddisfatte. Anzi, altre se ne sono aggiunte: per restare a Chioggia, tra metà marzo e il 10 aprile ulteriori 25 famiglie beneficiarie si sono aggiunte alle 248 già frequentanti l’Emporio di Chioggia, e sono ad oggi in continuo aumento. Similmente possiamo dire di Porto Tolle.

Anche nel resto del territorio della Diocesi sono state attivate o implementate iniziative parrocchiali attraverso le Caritas. A Taglio di Po la Caritas si impegna, assieme ad altre associazioni locali, al recupero e alla distribuzione di eccedenze alimentari, nonché all’acquisto di altri generi necessari e in iniziative di sostegno al reddito anche attraverso un conto appena costituito dedicato all’emergenza. A Porto Viro le volontarie del Centro di Ascolto “Giovanni Paolo II” sono a disposizione anche per ascoltare e accompagnare le persone “affaticate” psicologicamente, oltre che per recapitare a casa la spesa a quegli anziani impossibilitati a farla.

Molte altre attività di carità impegnano gli operatori in tutta la diocesi: Loreo, Rosolina, Cavarzere…

 Difficile dire in questo momento quanto la Chiesa di Chioggia, anche attraverso la Caritas, impegnerà di qui alla fine dell’emergenza in termini economici. Ad oggi si stanno facendo tutti gli sforzi possibili per alleviare le difficoltà delle famiglie, anche aderendo a progetti sorti per tale scopo. Ringraziamo fin d’ora le persone generose, ma anche Enti, che hanno deciso di contribuire alla causa con donazioni in denaro e in beni e tutti quelli che lo faranno in seguito. 

Per concludere, quello che balza agli occhi è che appare determinante la rete di relazioni intessute dalla Caritas con le varie realtà sul territorio. Un approccio da sempre vincente, in grado di permettere alla Chiesa diocesana di affrontare le situazioni avverse che inevitabilmente si presentano.

Attilio Gibin