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Si va avanti, con cautela

Coronavirus

Iniza la fase 2, dal 4 maggio, fra nuove libertà e persistenti restrizioni

Da lunedì 4 maggio si può far visita ai congiunti e agli “affetti stabili”, non agli amici. Si sono riaperti i parchi (e da noi il Lusenzo), ma non le spiagge di Chioggia e Isolaverde e nemmeno la diga. Più di 4 milioni di lavoratori sono tornati in attività. Restano indietro il commercio e il turismo. Purtroppo, se per il commercio si parla di liberalizzare l’attività a metà mese, per il settore turismo nessuna prospettiva in vista. Si sono, invece, allentate un po’ le misure sugli spostamenti consentiti per validi motivi nell’ambito della propria regione. Resta l’autocertificazione in un ennesimo modello. Siamo così entrati nella c.d. fase due per l’emergenza Coronavirus. “Questa nuova fase ci è costata enormi sacrifici ed è per questo che non può essere intesa come un liberi tutti”, ha detto in un’intervista il premier Giuseppe Conte. Districarsi nella selva di documenti DPCM (decreto presidente consiglio ministri), di ordinanze regionali e comunali emesse in questi giorni non risulta molto facile, tanto che per chiarire i dubbi e per rispondere alle domande più frequenti della gente il Governo ha addirittura istituito negli appositi siti istituzionali una pagina faq (frequently asked questions) per rispondere ai dubbi. In compenso, è finita la pace politica tra maggioranza e opposizione frutto dell’epidemia. La lega ha simbolicamente occupato per 24 ore le Camere, prima il Senato poi la Camera dei Deputati, realizzando il piano annunciato da Matteo Salvini in televisione. I governatori   delle Regioni in mano al centrodestra: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria, Veneto, insieme con il presidente della Provincia di Trento, il  29 aprile scorso  hanno inviato  una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte, al ministro Francesco Boccia e ai presidenti delle Camere Elisabetta Casellati e Roberto Fico, in cui si dice di temere il “Rischio di una crisi economica irreversibile”, e “l’incompatibilità costituzionale  in questa seconda fase” dell’operato del Governo  con l’“accentramento dei poteri normativi secondo lo schema decreto-legge + DPCM attuativi”. In Calabria addirittura la neo presidente Jole Santelli, mentre meno di una settimana fa minacciava di blindare i confini della regione contro un nuovo esodo dal Nord verso il Sud, venerdì 30 aprile scorso ha autorizzato l’apertura di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto. Pronta la risposta del Governo, che, in una sua lettera di diffida, chiede il ritiro delle ordinanze in contrasto con l’ultimo decreto, minacciando di impugnarle e prospetta dal 18 maggio scelte differenziate a seconda di come risponderanno a questa seconda fase i singoli territori della penisola. Quattro gli indicatori che faranno fare marcia indietro al Governo e faranno scattare nuove zone rosse: l’aumento del numero di accessi Covid-19 al pronto soccorso; l’aumento di ricoveri di contagiati in reparti ordinari e di terapia intensiva; l’aumento dell’indice di contagiosità che oggi si aggira tra lo 0,3 e lo 0.7. Questo indice non dovrà mai superare l’unità, cioè un positivo non potrà mai contagiare più di una persona. Per il Veneto il governatore Luca Zaia ha addirittura stabilito il numero dei ricoveri che faranno fare marcia indietro alla libertà di movimento stabilita per questa fase. L’allarme suonerà per noi nell’eventualità che essi, attualmente attestati a 1000 e in costante calo, superino, al contrario, quota 1400.  

R.D.