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Categoria a rischio serio

Emergenza coronavirus

Le conseguenze del lockdown sulla pesca. Intervento dell’Alleanza Cooperative

Con il Lockdown di due mesi, (parola inglese dal suono duro per dire che il Paese, tranne i servizi essenziali, si è chiuso e si è fermato per 60 giorni), sono andati in fumo per la pesca oltre 80 ml di euro. A rischio altri 35 milioni di acquacoltura. Questa la cifra che potrebbero costare al comparto qualora non venissero “raccolti” i mitili, ma anche le ostriche in fase di maturazione per la mancata ripartenza del mercato. È la fotografia scattata da Alleanza delle Cooperative Pesca all’avvio della fase 2 per il Coronavirus, che se mitiga per alcune categorie produttive il lockdown, purtroppo continua a prescrivere l’”isolamento”, il “blocco” ad altre, tra cui la ristorazione, sbocco privilegiato del settore pesca. “Molti produttori sono allo stremo: una impresa su due è a rischio chiusura. Mai come ora il fattore tempo è determinante, – sottolinea Alleanza.- In quest’ottica, essa afferma, è importante che la conferenza Stato Regioni abbia trovato l’intesa sul decreto Mipaaf per il fondo da 100 milioni di euro istituito dal decreto ‘Cura Italia’, per far fronte all’emergenza covid-19, che per la pesca prevede 20 milioni di euro per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca nonché la possibilità di recupero degli interessi su mutui e prestiti, grazie ad altri 80 milioni di euro, destinati alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura.-  Conclude il comunicato stampa di Confcooperative dell’8 maggio scorso. –  Nessuno deve essere lasciato indietro, occorre dare risposta ai circa 2000 pescatori autonomi, soci di cooperative, che sono rimasti al momento esclusi dai 600 euro previsti dal ‘Cura Italia’”. Un sollievo anche per Chioggia dove il settore pesca è traente per l’economia della Città, dove l’effetto Coronavirus si è fatto e si fa sentire eccome! I guadagni dei pescherecci per settimane non coprivano nemmeno i costi delle uscite in mare e per giorni e giorni gran parte di essi, se non tutti, è rimasta ancorata a riva vista la quantità di merce rimasta invenduta al mercato ittico all’ingrosso, tanto che sono state persino ridimensionate le stesse aste giornaliere.   

R.D.