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Protesta di commercianti e partite Iva in piazza

Porto Viro

Nel giorno della festa dei lavoratori, 1° maggio, i titolari delle partite Iva hanno fato una protesta silenziosa e ordinata in piazza della Repubblica. Ognuno ha portato una sedia e ha messo il nome della propria attività commerciale, qualcuno ha anche aggiunto una frase. “Ormai delusi e distrutti dall’ultimo decreto emanato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte che ha dato date molto lunghe rispetto a quello che si pensava. In questa manifestazione chiediamo che venga disposta una riapertura immediata delle attività – spiega una commerciante -. Dal momento che dall’11 marzo hanno sospeso le attività per allerta Covid 19, quindi nessuna attività ha percepito il guadagno, chiediamo che la sanificazione sia una spesa che deve assumersi il governo. E che vengano sospese tutte le spese relative a Iva, contributi Inps e Inail, bollette di tutte le utenze, come Siae, Tari e affitto. Sospesi i mutui e i prestiti. E fornire inoltre un adeguato sostentamento economico immediato ai titolari d’impresa per far fronte a tutte le spese che arrivano ogni giorno. Come hanno aperto il passaggio agli autobus con 20 passeggeri nello stesso ambiente, non capiamo il motivo, con tutte le regole dovute, del perché non possiamo aprire le nostre attività e non riusciamo a darci pace”. 

Anche il sindaco Maura Veronese è intervenuta alla manifestazione e ha detto, tra l’altro: “Non abbiamo mai festeggiato così il 1° maggio, questo è un momento veramente insolito per noi. Ci è capitato un periodo che sembra una guerra, perché come in guerra anche noi abbiamo vissuto questo periodo di coprifuoco. Sapevamo che dopo il momento di difficoltà di questi due mesi, sarebbe arrivata un’epidemia economica. Il Comune di Porto Viro ha dovuto fare i conti con delle cose nuove, collaborando con la Protezione Civile. La realtà che caratterizza il territorio è l’artigianato, le piccole attività e tutto quello che voi avete rappresentato qui stamattina”. La Veronese ha poi ricordato che Rovigo è la provincia più “anziana” del Veneto e che si è ripresa bene perché ha attraversato l’epidemia senza grandi difficoltà. “Ora dobbiamo fare il conto con il profilo economico e sociale. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro e una persona per avere dignità deve lavorare. Quindi voi chiedete che vi venga concesso di ritornare a lavorare – ha affermato -.  Quando la barca sta andando alla deriva bisogna cercare di virare e anche noi ora pensiamo a una nuova era. Mi auguro che sia possibile arrivare a quanto chiedete e ho qui tutte le vostre richieste che presenterò al nostro prefetto. Così come ci siamo occupati della sanità anche questo è un momento di emergenza che è di natura economica. E’ privo di senso scegliere chi deve aprire e chi no. Le vostre domande le capisco, perché quello che chiedete è tornare a lavorare. Sarà quindi promotore della vostra voce davanti al governo”. 

Il sindaco ha ricordato che anche 100 anni fa la gente portava le mascherine, quando c’era la spagnola. E che dopo il 1920, sono passati 100 anni e il popolo ha continuato ad operare, lavorare, andare in vacanza. “Se si è riusciti allora ce la faremo anche adesso. Nei momenti di crisi l’uomo riesce sempre a risollevarsi e a trovare il meglio di sé. Mi auguro che veniamo ascoltati sia come tessuto sociale, sia come amministratori. Quindi a risalire, a voltare pagina. Vi faccio tanti in bocca al lupo. Sono qui con la fascia tricolore perché ritengo che l’unità nazionale sia indispensabile per sollevarsi. E vi voglio salutare con “viva l’Italia” affinché la nazione sappia ascoltarci” ha concluso il primo cittadino.  

Barbara Braghin