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Abitudine di primavera

COSTUME & SOCIETA’

Il cambio del guardaroba tra suggerimenti e ipotetici nuovi arrivi

Primavera inoltrata. Tanti colori, tanti piedi già nudi, per quanto in maggioranza ancora nascosti nelle scarpe, tante braccia scoperte a metà, occhialoni da sole costantemente appannati e pochi guanti, perché sembra troppo caldo per indossarli anche per strada. Solitamente il cambio del guardaroba si fa con le idee ben chiare: c’è qualcosa da eliminare, molto da recuperare, serve spazio per quel trench, quel pantalone leggero o quella giacca blu navy da comprare prima che finiscano le taglie, appena arriva il via libera per i saldi di mezza stagione. Peccato che il via libera atteso da tutti sia un altro, che i negozi abbiano riaperto da poco, che la merce abbia tardato ad arrivare e non solo dall’estero. E soprattutto che ci sia una domanda specifica che continua a tormentate i pensieri dei potenziali acquirenti: ne vale davvero la pena? Non per il prezzo, né per la possibilità di incontrarne altre dieci uguali, né per il dubbio che magari in ritardo, tra un mesetto o giù di lì, possa arrivare un’altra tranche della collezione con articoli più interessanti. L’unica incognita è la sicurezza, appurato che, appena uscito dal negozio, qualsiasi capo dovrà finire al lavaggio. Per borse e scarpe ci si inventerà qualcosa. Quindi il cambio di guardaroba nella maggior parte dei casi verrà svolto a metà, includendo il capitolo dell’eliminazione dei pezzi ormai consunti e con una fiacca esclusione dei capi ancora buoni ma che hanno stufato. Fiacca perché si rifletterà a lungo prima di liberare lo spazio. Per quest’anno si cercherà di accontentarsi di quello che c’è. Lo dicono in tanti. Per il bene dell’economia si spera che qualcuno ci ripensi, tutto sembra stare nelle mani dei negozianti e nella loro volontà e impegno nel garantire la sicurezza dei clienti. Aspettando cambi d’idea e di abituarsi alla situazione, c’è chi si prodiga per consigliare metodi di organizzazione degli spazi tra vestiti e accessori. La monotonia, almeno nell’armadio, dovrebbe essere bandita, perché se in cucina i ripiani e i cassetti sono spesso conformati per custodire determinati utensili, l’armadio è malleabile, ogni suo spazio può cambiare funzione, basta essere disposti a ricordarsi ogni singola variazione, o ad arrendersi all’idea di dover puntare la sveglia mezz’ora prima. Secondo alcuni esperti sarebbe meglio svuotare gli armadi per settori, senza ammucchiare tutto sul letto o per terra, mescolando tessuti e funzioni, ma così facendo si annullerebbe il suggerimento di cui prima, e si fossilizzerebbe l’armadio. Forse potrebbe essere saggio ordinare i pezzi per categoria e disporli in base alla frequenza di utilizzo: i passe-partout davanti, i più difficilmente abbinabili dietro, nascosti, così da dimenticarsi di loro. Tanto varrebbe regalarli a qualcuno che possa apprezzarli, magari con uno stile che li trasformi in pezzi irrinunciabili. Se serve spazio bisogna liberarsi di ciò che non si intende indossare. Per un armadio facilmente fruibile la vista d’insieme dovrebbe essere fondamentale. Invece consigliano l’uso di tante, tantissime scatole e contenitori salvaspazio. Da svuotare ogni mattina. A meno che su ognuno non si attacchi un’etichetta con il dettaglio del contenuto o una foto dell’interno. Ma anche così serve tempo per trovare ed estrarre. Se si vuole essere certi di aver sfruttato ogni spazio a dovere, come insegnano gli scandinavi, si deve considerare l’altezza del proprio armadio e occuparla con ganci e appendini per alloggiare cravatte, sciarpe, foulard e altri indumenti poco pesanti. E un’asta o una sedia da posizionare di fianco. Quanto all’appendere tutti i capi c’è chi sostiene che, se possibile, sarebbe meglio piegare quasi tutto, per evitare che si sgualciscano e si deformino. In fila o impilati, i capi risulteranno sempre e comunque troppi. E si darà sempre la colpa all’armadio eccessivamente piccolo. 

Rosmeri Marcato