//Narrando la vita
prima mani su tastiera

Narrando la vita

di Vincenzo Tosello

Il messaggio del papa per la 54ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, che celebriamo in questa domenica, fu reso noto e pubblicato, come avviene ogni anno, il 24 gennaio, memoria di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. La “pandemia”, che poi ha travolto tutto il mondo e in particolare la nostra nazione, non era ancora stata “proclamata”, ma già serpeggiava, oltre che in Cina, anche nel nostro continente. Nel messaggio, ovviamente, non c’è traccia specifica di questo evento sconvolgente, ma vi si trovano elementi che ci aiutano a leggere e comprendere anche la situazione attuale. Parola e concetto base è la “narrazione”, il “raccontare” che appartiene intrinsecamente all’uomo come essere narrante perché essere in divenire. Una narrazione ha degli eroi – come “eroi” ha avuto questa fase difficile della nostra storia nelle persone che si sono dedicate alla cura dei malati – che possono offrire anche a noi “motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita”. La Bibbia, sottolinea il papa, è una “Storia di storie” che narra la “storia d’amore tra Dio e l’umanità” con al centro Gesù, colui che ci ha “narrato”, ancor più che “rivelato”, il Padre e il suo grande amore per noi, per tutti, poiché da quando Dio si è fatto uomo “ogni storia umana diventa storia divina”. E questa grande “storia” di amore e di salvezza si trasmette, fin dall’Esodo e poi nei Vangeli e nelle storie dei santi e in tutti gli altri testi “che hanno saputo leggere l’anima dell’uomo e portarne alla luce la bellezza”, raccontando “di generazione in generazione, come Egli continua a farsi presente”. Anche e soprattutto in questo nostro tempo, ora, mentre facciamo memoria del nostro passato, impegnati a trarne lezioni per il futuro. “La vita che si fa storia” è questo intreccio di eventi, questo tessuto che ci avvolge e ci unisce in un’unica grande storia in cui – come ci rendiamo conto in modo speciale oggi – tutti siamo coinvolti e di cui tutti siamo corresponsabili. Sì, purtroppo, ci sono anche “storie non buone” che però, anziché diventare – come spesso avviene – distruttive, provocatorie, a volte veicolate da informazioni non verificate o falsificanti fino a “spezzare i fili fragili della convivenza”, possono essere narrate lasciando spazio alla redenzione e al dinamismo del bene. Ma quante “storie che profumano di Vangelo” ognuno di noi conosce! Tante, anche e proprio in questo tempo di emergenza. Storie buone che vanno narrate con ogni mezzo per seminare il bene. Il papa ci invita a fare spazio allo Spirito che ci ricorda, cioè “scrive” nel nostro cuore, l’amore del Padre fino ad aprirci noi stessi alla visione del Narratore e a raccontarci a lui, entrando nel suo sguardo compassionevole verso di noi e verso gli altri. Pur nell’intreccio di prescrizioni, promesse e proteste di questi giorni, emerge in tante persone la gioia di incontrarsi e narrarsi. Non vogliamo restare vittime delle paure, ma ricostruirci insieme donando carità e speranza. Come Maria, invocata dal papa quale donna che sa “sciogliere i nodi della vita con la forza mite dell’amore”.V. T.